Maxi sequestro ad Olbia: una bigiotteria vendeva merce nociva alla salute
Maxi sequestro ad Olbia: una bigiotteria vendeva merce nociva alla salute
Cronaca

Maxi sequestro ad Olbia: una bigiotteria vendeva merce nociva alla salute

sequestro
sequestro della guardia di finanza

Altro blitz della Guardia di Finanza per combattere la vendita di merce contraffatta e di dubbia provenienza. Ad Olbia sono stati sequestrati oltre un milione e mezzo di articoli di bigiotteria.

Maxi sequestro ad Olbia. Questa mattina gli agenti della Guardia di Finanza hanno sequestrato oltre un milione e mezzo di articoli di bigiotteria: orecchini, fermagli, braccialetti, anelli, venduti in alcune attività commerciali gestite da cittadini bengalesi, che contenevano percentuali di nichel anche 120 volte superiore alla soglia consentita risultando nocivi alla salute dei consumatori. Le analisi successivo hanno confermato la presenza di ulteriori metalli pesanti (piombo e cadmio) in misura superiore ai limiti consentiti dalla legge.

I precedenti

Un sequestro che si va ad aggiungere ad altri già effettuati dai “baschi verdi”. A Prato un’anno fa, la Guardia di Finanza aveva sequestrato un milione e 400 mila articoli di bigiotteria per un valore di 10 milioni di euro (ma la cifra con la vendita al dettaglio si presume da triplicare) perchè contenenti metalli pericolosi per la salute. Le persone indagate per frode, immissione e commercializzazione di prodotti nocivi per la salute furono 25, di cui due italiani, entrambi residenti a Roma.

A Milano furono sequestrati quintali di accessori, collane, anelli, pendagli privi dei requisiti necessari per la vendita, a partire dall’etichettatura e dalle indicazioni sulla provenienza e i canali d’importazione e distribuzione.

Ma anche articoli di bigiotteria contraffatti e potenzialmente pericolosi per la salute. La Guardia di Finanza di Padova mise a segno un maxi sequestro di pallets ed interi scaffali di tale merce sia in città, precisamente in un bazar cinese in Corso Stati Uniti, che in un grande emporio di import export asiatico nel comune di Milano, per un totale di 700 milioni di articoli di bigiotteria.

Si trattava anche in questo caso di anelli ed orecchini spacciati per argento 925 ma che, sottoposti ad analisi con spettrometria a fluorescenza a raggi x, sono risultati composti da una lega di rame e zinco con rivestimento galvanico in nichel. Il fatto, oltre a rappresentare una frode, è reso ancor più grave dalla possibile nocività della composizione metallica, potenzialmente pericoloso per il consumatore finale.

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