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Omicidio Avetrana: il 12 gennaio inizia il processo
Cronaca

Omicidio Avetrana: il 12 gennaio inizia il processo


Omicidio Avetrana: il 12 gennaio inizia il processo
Estratto da un pozzo il corpo di Sarah Scazzi. 71 scatti documentano il ritrovamento della ragazzina uccisa

E’ uno dei tanti contributi che sfilerà nell’aula Alessandrini della Corte d’Assise di Taranto il prossimo 12 gennaio, data d’inizio del processo per l’omicidio di Sarah Scazzi.

Fra i tanti documenti di quella terribile notte anche le immagini scattate fra il 6 e il 7 ottobre del 2010 quando Misseri confessò il delitto (da lui poi ritrattato e addossato alla figlia Sabrina) e che portò i magistrati a vedere il pozzo in contrada Mosca.

E’ la prima volta che si vedono le immagini del sarcofago di fango in cui rimase immerso il corpo di Sarah Scazzi. La sequenza parte dalle 22,45 di mercoledì 6 ottobre e si conclude alle 10 del giorno dopo.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=wIKezydF1lc&w=560&h=315]

Sono immagini forti e impressionanti, che fanno tornare tutto l’orrore del delitto di Avetrana.

Tra i tanti documenti e immagini dell’inchiesta sull’uccisione di Sarah Scazzi, nell’aula Alessandrini della Corte d’assise di Taranto sfilerà anche l’orrore del ritrovamento del corpo straziato da 42 giorni di sommersione nell’acqua fangosa del pozzo cisterna dove fu gettata il giorno della sua uccisione.

La prima foto riprende l’arrivo sulla zona del pozzo del pubblico ministero Mariano Buccoliero che per primo ha raccolto la confessione del contadino. Si vede il magistrato che indica ad uno dei suoi uomini il punto dove scavare così come gli è stato suggerito da Misseri.

Da quel momento in poi inizia una interminabile serie di fotogrammi in bianco e nero (tutti depositati agli atti del processo) che mostrano minuto per minuto, centimetro per centimetro, la difficile e pietosa ricerca di Sarah Scazzi.

Si vedono i carabinieri strappare l’erba per raggiungere il pozzo, i badili che scavano e quasi un’ora dopo mettono allo scoperto il cunicolo in cui è stata abbandonata la giovane Sarah Scazzi.

I fasci di luce delle torce tentano di penetrare il profondo di quel budello fatto di terra e pietre, senza però riuscirci.

Quello che le immagini non possono catturare è avvertito dai militari che stanno seguendo le indagini: l’odore forte di morte proviene dal fondo del pozzo, confermando il racconto dell’orco.

Si cala una fune per misurare la profondità della cisterna: circa due metri e mezzo a filo dell’acqua.

Un escavatore crea una voragine aprendo la cisterna. Qualcosa galleggia ed è ricoperto di terra. Sarà quella la parte peggiore per chi potrà resistere.

Sarà la madre di Sarah Scazzi, Concetta Serrano Spagnolo a riconoscere, qualche ora dopo, il corpo della figlia attraverso due foto mostratele all’ospedale Santissima Annunziata di Taranto dal medico legale Luigi Strada, che le ha scattate.

Dirà che non è sua figlia. I prelievi istologici e la comparazione del Dna con quello dei parenti dovranno accertare l’identità della ragazza.

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