Omicidio Borsellino, nuovi arresti
Cronaca

Omicidio Borsellino, nuovi arresti

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Palermo – Nuova svolta nelle indagini della strage di Via D’Amelia del 1992. In quell’attentato, come tutti ricorderanno, persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta Agostino Catalano (caposcorta), Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Quattro le ordinanze di custodia cautelare firmate dal gip Alessandra Giunta, su richiesta del procuratore capo Sergio Lari, ed eseguite dalla DIA di Caltanisetta nei confronti di Salvatore Madonia, 51 anni, detto ‘Salvuccio’, a Vittorio Tutino, 41 anni, a Salvatore Vitale, 61 anni, tutti già detenuti e all’ex pentito di Sommatino, Calogero Pulci, 52 anni. Oltre agli arrestati c’è una quinta persona che risulta indagata per favoreggiamento aggravato. Si tratta di Maurizio Costa, il meccanico cui si rivolse il pentito Spatuzza per far sistemare i freni che sarebbe stata usata per l’attentato al giudice. Per il Costa, la Procura di Caltanisetta aveva chiesto l’arresto ma il gip ha rigettato la misura.

I magistrati ritengono che il boss Madonia sia uno dei mandanti della strage. Nella nuova inchiesta della Dda di Caltanisetta ha avuto un ruolo determinante il pentito Gaspare Spatuazza, l’uomo che rubò la Fiat 126 trasformata in autobomba, nonché spietato killer dei Brancaccio. I magistrati ritengono che Riina ordinò l’omicidio di Borsellino perché in boss vedeva in lui un ostacolo per il buon esito nella trattativa Stato-Mafia. Borsellino, secondo i giudici, era stato informato il 28 giugno del 92 dell’esistenza di tale trattativa. Come scrivono i magistrati “La trattativa sembrava essere arrivata su un binario morto” il boss dei boss voleva “rivitalizzarla” con una sanguinaria esibizione di potenza. “La tempistica della strage è stata certamente influenzata dall’esistenza e dalla evoluzione della così detta trattativa tra uomini delle Istituzioni e Cosa Nostra”. Il Procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, in un’intervista all’Adnkronos ha detto: “è la prima volta nell’ambito delle inchieste sulle stragi mafiose del ’92 in cui morirono i giudici Falcone e Borsellino – ha contestato anche di aver organizzato la strage di via D’Amelio per fine terroristici, con la finalità di indurre lo Stato a trattare con Cosa nostra sotto l’urto di un’azione eclatante.

L’aggravante viene contestata anche ai presunti esecutori della strage di via D’Amelio, Vittorio Tutino, Salvatore Vitale e il pentito Gaspare Spatuzza. La svolta sulla nuova indagine della strage di via D’Amelio “è un fatto positivo e dimostra che anche quando è estremamente difficile l’accertamento della verità, si aprono importanti squarci di verita su cui potere proseguire”. Questa ordinanza – conclude Ingroia – è solo il primo tassello per arrivare alla ricostruzione del quadro più completo. Non è un punto di arrivo ma un punto fermo per proseguire e arrivare alla verità”.

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