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Omicidio Noemi, il 17 enne potrebbe aver avuto un complice

Noemi Durini

Lucio Marzo ,che si è accusato dell'omicidio della fidanzata sedicenne Noemi Durini, potrebbe aver agito insieme a un complice. Si continua ad indagare.

Come era più che prevedibile pensare, continuano le infinite polemiche sull’omicidio di Noemi Durini.

La ragazza, 16 anni, è stata ritrovata cadavere pochi giorni fa, e ad ammettere di averla uccisa, dopo mirate pressioni investigative, è stato il suo fidanzato 17enne, Lucio Marzo. A quanto pare, però, adesso si insinua il sospetto che non fosse da solo al momento del delitto, che potrebbe aver avuto un complice.

Non c’è nulla di ufficiale rispetto a tale supposizione, però, a chi sa leggere tra le righe parrebbe chiaro dall’ordinanza con cui la gip dei minori di Lecce Ada Colluto ha imposto la custodia in carcere minorile dell’attuale imputato.

Avrebbe infatti convalidato il fermo per omicidio premeditato e aggravato dalla crudeltà e dai futili motivi, ma non per il reato di occultamento di cadavere.

Cosa vuol dire ciò? Che non ci sono elementi univoci sulla responsabilità del ragazzo quando, da cadavere, ha tumulato il corpo di Noemi sotto un cumulo di pietre. Resta in piedi l’ipotesi secondo la quale qualcun altro potrebbe essere intervenuto nella campagna vicino Santa Maria di Leuca per far sparire la giovane vittima.

Noemi Durini

Era da giorni, da quello del ritrovamento del cadavere di Noemi che si presupponeva che il 17enne non avesse agito da solo. Il padre di Lucio, è attualmente indagato per occultamento di cadavere.

Attualmente tutti questi elementi sono al vaglio degli inquirenti che, come più volte detto, non hanno messo la parola fine alle indagini, anche perché la ricostruzione fornita dal reo confesso non è limpida in ogni sua parte, ma ricca di contraddizioni, a partire dall’arma del delitto, che prima ha detto essere stata una pietra e poi un coltello.

I dubbi saranno sciolti dall’autopsia, che sarà effettuata martedì 19 settembre dal medico legale Roberto Vaglio, e indicherà con maggiore precisione cosa ha provocato il decesso di Noemi.

Il 17enne e il suo stato di salute

Altri dubbi riguardano lo stato di salute del 17enne, che si teme potrà essere utilizzato in sede giudiziale. Per i suoi avvocati, Luigi Rella e Paolo Pepe, “il ragazzo deve essere curato” e, per questo motivo, avevano chiesto che il fermo non venisse convalidato e fosse trasferito in una casa di cura.

La gip invece ha accolto integralmente la richiesta della pm Anna Carbonara e disposto la detenzione in un istituto penitenziario minorile, “da individuare fuori dalla Puglia” . Questo anche per evitare di alimentare la spirale d’odio che continua ad essere alimentata nei paesi dei due ragazzi e tra le due famiglie coinvolte.

Nel decreto di convalida del fermo, la scelta di applicare la misura cautelare più restrittiva è motivata in virtù “dell’equilibrio psico-fisico labile” dell’indagato, che potrebbe portarlo a fuggire ma anche ad essere pericoloso, per se stesso e per gli altri.