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Omicidio Rea: è il solito caso mediatico
Cronaca

Omicidio Rea: è il solito caso mediatico

La prossima udienza sarà “solo” il 30 maggio ma la mente di tutti è ancora ferma alla richiesta del gup di Teramo Marina Tommolini di effettuare l’esame del dna sulla saliva dei due operai macedoni transitati nei pressi di Ripe di Civitella poche ore prima del ritrovamento del corpo di Melania Rea. Tanto è bastato per dare linfa al partito degli innocentisti nei confronti di Salvatore Parolisi, come se una semplice richiesta potesse bastare per emettere una sentenza. I due, padre e figlio, si sono comunque presentati al comando provinciale dei carabinieri di Ascoli, ma la mossa non deve “illudere” nessuno. “E’ la svolta dell’inchiesta” si è scritto e letto da più parti: peccato che non sembri esserci nulla di vero. Il marito di Melania è e rimane al momento l’unico imputato ma questo sembra interessare poco ai teatrini televisivi che da mesi vivono, e speculano, su quello che è purtroppo un omicidio come tanti ma che ha avuto un unico “torto”: essere stato consumato in Italia, dove la giustizia è lenta oltre che troppo legata a cavilli burocratici.

Gravi limiti che hanno trasformato gli ultimi casi di cronaca nera in spunti per autentici spettacoli mediatici, tra eterne rivisitazioni di sms o intercettazioni telefoniche o presunti scoop, come quello effettuato sabato scorso da “Le amiche del sabato” in cui è stata raggiunta telefonicamente Ludovica Perrone, l’ex amante del caporal maggiore, che a parole ha scaricato Parolisi pur dicendosi certa della sua innocenza.

Se non lui, chi, allora, si sta chiedendo la Procura, “facilitata” anche dalla richiesta di rito abbreviato da parte dell’imputato? Ad un anno dall’omicidio la domanda è sempre la stessa. L’unica risposta certa sembra essere il no nei confronti dei due macedoni, già coinvolti nell’inchiesta fin dai primi giorni successivi all’omicidio ed “inguaiati” dai riscontri del cane molecolare che si era avvicinato alla roulotte ed all’automobile dei due che lavoravano nella zona. Insomma un semplice sospetto che però è bastato per scatenare il partito dei colpevolisti, ignari che il guidatore del cane sia stato giudicato “inattendibile”.

Parolisi, proprio in quanto unico accusato, ha potuto godere di una difesa naturale nelle trasmissioni televisive, dove da venerdì pomeriggio è partita la caccia al macedone. A pochi interessa il fatto che i due, essendo stati visti scendere dal loro furgone nell’ora dell’omicidio, non possono certo essere ritenuti colpevoli, come che la decisione del Gup sia stata solo “uno scrupolo teso ad escludere possibili altre piste”.

In altre parole un modo per incastrare Parolisi. Per sostenere queste tesi bisogna aver seguito il caso, ed essere scevri da pregiudizi. Doti non da tutti: soprattutto degli ospiti specializzati in delitti.

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