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Open Arms, Richard Gere tra i testimoni. Salvini: “Processo surreale, difendere i confini è un dovere”

Tra le persone che testimonieranno contro Matteo Salvini al processo sul caso Open Arms figura anche l'attore Richard Gere.

Open Arms, Richard Gere tra i testimoni

Terminata la prima udienza del processo sul caso Open Arms, che vede imputato l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini con l’accusa di sequestro di persona: il tribunale di Palermo ha ammesso a prender parte al procedimento tutti i testimoni, da minstri ed ex minstri fino Richard Gere.

Il processo è stato ora rinviato al 17 dicembre per l’esame dei primi tre testimoni della Procura.

Open Arms: Richard Gere tra i testimoni

Tra i teste ammessi figurano dunque l’ex premier Conte, il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, l’ex vice premier Luigi Di Maio, gli ex ministri ai Trasporti Danilo Toninelli e alla Difesa Elisabetta Trenta e l’attore americano che all’epoca dei fatti era salito a bordo della nave a cui era stato impedito lo sbarco.

Questo il commento di Salvini: “Ditemi voi quanto è un serio un processo dove verrà da Hollywood a testimoniare sulla mia cattiveria Richard Gere. Spero che duri il meno possibile perché ci sono cose più importanti di cui occuparsi“. 

Open Arms, Richard Gere tra i testimoni: Salvini parla dopo l’udienza

Fermato dalla stampa dopo l’udienza, il leader della Lega si è detto dispiaciuto per il tempo tolto ai miei figli e per i soldi che gli italiani spendono per quello che ha definito un processo politico organizzato dalla sinistra in un anno in cui gli sbarchi raddoppiano nonostante il Covid.

Ha dunque ribadito che “difendere i confini, la sicurezza l’onore di un Paese è un dovere e andare a processo perché ho fatto il mio dovere è surreale“.

Il numero uno del Carroccio ha poi affondato diversi colpi citando il comandante della nave Oscar Camps, con cui non ha parlato e da cui ha dichiarato di non voler prendere lezioni: “Ci sono sicuramente dei motivi economici, in Italia ci sono diverse inchieste sui soldi che le Ong guadagnano con questa loro attività“.

Di qui il suo timore che, al di là dell’umanità, ci fosse un interesse pecuniario nel suo agire “perché alcune sentenze in Italia, seppure in primo grado, hanno già condannato qualcuno per avere rubato grazie all’immigrazione clandestina“. 

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