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Open Arms, Salvini in aula per 13 ore: “Trattenuto mentre fuori c’è la guerra”

Matteo Salvini si è lamentato per essere stato trattenuto 13 ore nell'aula bunker di Palermo per l'udienza del processo sul caso Open Arms.

Matteo Salvini

Trattenuto per tredici ore in aula “per un processo politico” sul caso Open Arms, Matteo Salvini si è lamentato per aver dovuto passare una giornata in tribunale mentre fuori la pandemia, il caro bollette e la guerra incombono sui cittadini.

Salvini sul caso Open Arms

Imputato per sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio per avere lasciato 147 migranti, in attesa di un permesso di sbarco, sulla nave spagnola della ong, l’ex ministro dell’Interno si è così espresso al termine dell’udienza: “Con tutti i problemi che abbiamo, stare tutto il giorno nel tribunale in cui vengono processati i mafiosi (ndr l’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo) è vergognoso“.

Si è poi lamentato anche per non aver potuto rispondere ai messaggi della ministra della Giustizia Cartabia.

Nel pomeriggio era infatti previsto un vertice con lei che ha dovuto subire un rinvio proprio a causa dell’assenza della Lega. “Le ho scritto un sms per dirle che oggi non ho potuto partecipare al vertice sulla riforma del Csm, insieme con l’avvocata Giulia Bongiorno, perché siamo impegnati in udienza da questa mattina in aula“, aveva detto durante una breve pausa del processo.

A che punto è il processo

Durante l’udienza, i giudici hanno ascoltato il dirigente medico dell’Asp di Agrigento Vincenzo Asaro, la responsabile del CTA – Dipartimento di Salute Mentale dell’Asp di Agrigento Cristiana Camilleri, l’ex prefetto di Agrigento Dario Caputo e il capitano della Open Arms Marc Reig Creus (la cui testimonianza è durata sei ore).

Il legale Giulia Bongiorno ha affermato che, dalle parole di quest’ultimo, è emersa chiaramente “quella che è stata l’assoluta collaborazione da parte dell’Italia e il rifiuto reiterato da parte del comandante di redistribuire parte dei migranti a Malta, di andare in Spagna e di accettare l’aiuto di imbarcazioni italiane“.

Dato che l’accusa è di sequestro di persona, “credo che sia stata smontata dallo stesso comandante nel momento in cui ha preso atto che ci sono documenti da cui risulta che ha preso in autonomia delle scelte facendo restare i migranti sulla sua barca“.

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