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“Ora non soffre più”: non ce l’ha fatta Angelo, il cane simbolo degli incendi in Sardegna

Non ce l'ha fatta Angelo, il cane da pastore simbolo degli incendi in Sardegna, rimasto ustionato perché non aveva abbandonato il suo gregge.

Incendi Sardegna

Non ce l’ha fatta Angelo, il cane da pastore che in Sardegna non ha abbandonato il gregge che custodiva nonostante l’arrivo dell’incendio. “Non soffre più”, ha scritto tristemente su Facebook la Clinica Veterinaria Duemari, dove Angelo era stato trasportato in gravissime condizioni.

Addio ad Angelo, cane simbolo dei roghi in Sardegna: non aveva lasciato le sue pecore

Angelo è diventato una delle immagini simbolo degli incendi che hanno devastato la Sardegna. Il cane da pastore avrebbe potuto mettersi in salvo dalle fiamme, ma ha voluto rimanere fermo davanti al muretto a proteggere le sue pecore a Tresnuraghes, nel Montiferru, la zona più colpita dai roghi dell’isola. Secondo la ricostruzione dei fatti, per sfuggire all’incendio Angelo era salito su un muretto in pietra, rimanendo però nei pressi del suo gregge.

Addio ad Angelo, cane simbolo dei roghi in Sardegna: troppo gravi le ustioni riportate

Angelo, rimasto gravemente ferito, è morto dopo giorni di sofferenze. Aveva riportato delle ustioni serie alle zampe, ai polpastrelli e al muso. Dopo le prime cure, la situazione sembrava essere migliorata, ma purtroppo alla fine il cane non ce l’ha fatta. La notizia che nessuno avrebbe voluto leggere è stata confermata martedì 3 agosto dalla Clinica Veterinaria Duemari.

A occuparsi di Angelo è stato Angelo Delogu, veterinario di Suni. A Oristano, l’equipe veterinaria guidata da Paolo Briguglio e Monica Pais ha provato in ogni modo a salvare la vita del cane. “I grandi ustionati non migliorano. Perdono pezzi. Si tratta di vedere quanti pezzi perderà. Se supera una determinata percentuale sarà morto“, avevano spiegato a Fanpage.it dalla clinica.

Addio ad Angelo, cane simbolo dei roghi in Sardegna: la Lav chiede di vietare la catena

Nel frattempo, la Lega anti vivisezione (Lav) ha scritto ai sindaci delle zone colpite dagli incendi, chiedendo di emanare un’ordinanza per il divieto di detenzione alla catena. “Molti cani muoiono perché legati alla catena” è la motivazione.

“L’uso della catena, oltre a impedire agli animali di mettersi in salvo nel caso di calamità e incendi, compromette in ogni caso la libertà di movimento degli animali con grave danno e pericolo per la loro salute anche psichica e per la loro vita. Il cane è, infatti, un animale altamente sociale e si realizza pienamente solo quando è parte di un gruppo. Ma legato alla catena ne è escluso e costretto a una vita innaturale poiché non può esprimere la sua relazionalità e socievolezza. Purtroppo si tratta di un fenomeno ancora tollerato in molte zone d’Italia, di cui non è difficile comprendere la gravità: centinaia di animali costretti a una vita interrotta, prigioniera, sottoposti a stress e sofferenza, e a seri rischi di incolumità!“, ha spiegato Roberto Corona di LAV Cagliari.

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