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Ordine Malta Slovacchia: così salviamo i profughi ucraini in fuga

Roma, 11 mar. (askanews) – Sono stati loro, gli operatori dell’Ordine di Malta operativi in Slovacchia, ad accogliere il bimbo di appena 11 anni che da solo ha percorso oltre 2mila chilometri dall’Ucraina per giungere alla frontiera slovacca, dopo due giorni di viaggio. Lo racconta ad askanews Dominic Brichta, segretario dell’ambasciata dell’Ordine di Malta in Slovacchia.

“Quando quel bambino di 11 anni ha passato il confine da solo con una busta di plastica e il passaporto – racconta – la polizia l’ha portato alla nostra tenda, abbiamo cercato di rintracciare il fratello maggiore che studia a Bratislava.

È arrivato da una città vicino alla zona nucleare, è arrivato da solo perché sua madre è dovuta restare con la nonna malata di Alzheimer che non poteva muoversi. Il padre era morto prima del conflitto. E non c’era nessuno che poteva accompagnarlo, i fratelli erano già in Slovacchia. Per noi è stata una gioia quando siamo riusciti a rimetterlo in contatto col fratello e si sono ritrovati, è stato molto bello”.

Il funzionario dell’Ordine di Malta racconta la situazione al confine: “Negli ultimi 10 giorni, più di 150mila profughi hanno attraversato il confine, è un numero altissimo visto che la Slovacchia è uno stato piccolo, di appena 5 milioni di abitanti – prosegue Dominic -.

Ogni giorno il numero cresce a vista d’occhio prima erano 12-13mila profughi ogni giorno, ora 15mila al giorno, a volte 20.000 al giorno”.

“Le persone che arrivano al confine sono esauste, stressate, ansiose, a volte disorientate, perché per loro adesso è molto difficile arrivare fin là: perché mentre all’inizio del conflitto molti arrivavano dall’Ucraina occidentale, ora arrivano anche dall’Ucraina centrale e orientale, molti da Kiev, altri fuggono da Odessa, altri dalla regione della centrale nucleare attaccata, che è nell’Est”.

Racconta Dominic, il lavoro che sta facendo l’Ordine di Malta sul campo: “Il nostro al momento è un aiuto umanitario. La Slovacchia, ma in realtà nessuno, era preparato all’invasione, a una grande guerra come questa che scoppia nel paese vicino. La polizia slovacca aiuta le persone ad attraversare la frontiera, portano le loro valigie, li aiutano. Li portano alle nostre tende. Prima di tutto li accogliamo col sorriso. Vedono persone sorridere dopo tanto tempo ed è importante. Poi diamo loro caffè e té caldo, perché fa un freddo terribile di notte e hanno aspettato ore in fila dal lato ucraino per passare il confine, arrivano infreddolite, temperature sotto zero. Proviamo ad aiutarli con il trasporto, ci informiamo se pensano di restare in Slovacchia oppure se è solo un transito e in quel caso li dirigiamo a prendere il bus giusto o con i volontari che offrono passaggi sicuri”.

Video di Serena Sartini

Montaggio di Alessandra Franco

© Riproduzione riservata

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