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Pensioni, l’ipotesi: taglio del 3% sull’anticipo e uscita a 64 anni per tutti

Il governo sta studiando una nuova ipotesi di pensioni: uscita con minimo 20 anni di contributi e taglio del 3% per ogni anno anticipato.

nuova forma pensionistica

Il governo sta studiando una nuova ipotesi di pensioni: uscita con minimo 20 anni di contributi e taglio del 3% per ogni anno anticipato.

Nuova ipotesi di pensione

Il governo è al tavolo con i sindacati per definire la riforma pensionistica.

Il progetto del ricalcolo contributivo e l’opzione Tutti sembrano ormai essere superati, così Draghi lavora su una possibile uscita unificata a 64 anni e la possibilità di andare in pensione con un minimo di 20 anni di contributi.

In discussione anche l’evenienza di eliminare la soglia del 2,8 e 1,5 volte dell’assegno sociale per coloro che raggiungono rispettivamente 64 e 67 anni. Ancora, discusse tutele ulteriori per i lavoratori disoccupati, gravosi e invalidi.

Le condizioni dell’uscita anticipata

Come accennato, con questa bozza sarebbe possibile uscire a 64 anni con almeno 20 di contributi e una penalizzazione del 3% al massimo per ogni anno di anticipo. E questo purché la pensione spettante non sia troppo bassa, ma superiore all’assegno sociale di un certo numero di volte. Si tratta di una formula che già esiste per i contributivi puri, ovvero coloro che lavorano dal 1996, ma con un multiplo di 2,8 volte.

Al contrario, nessuna disponibilità del governo a ragionare sull’anticipo della pensione con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età, misura chiesta dai sindacati ma eccessivamente costosa per l’esecutivo.

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