Perché non ci piace riascoltare il suono della nostra voce? La scienza svela come mai odiamo sentire le registrazioni - Notizie.it
Perché non ci piace riascoltare il suono della nostra voce? La scienza svela come mai odiamo sentire le registrazioni
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Perché non ci piace riascoltare il suono della nostra voce? La scienza svela come mai odiamo sentire le registrazioni

Chi ha provato, almeno per una volta, a riascoltare la propria voce da un registratore difficilmente avrà apprezzato il risultato. Alcuni non si saranno riconosciuti, altri l’avranno giudicata troppo nasale, cupa, infantile, in ogni caso “estranea”. Perché in un video o alla radio il suono appare così diverso da come siamo abituati e perché sentirci parlare desta in noi non poco imbarazzo?

Il segreto sta tutto nei differenti canali attraverso cui il suono viene percepito . Quando i suoni provengono dall’esterno – è il caso, ad esempio della voce altrui – raggiungono le orecchie solo tramite conduzione aerea, ovvero attraverso l’aria: arrivano sull’orecchio esterno e poi sui timpani, facendoli vibrare. Tali vibrazioni vengono poi trasformate dal cervello in suoni. In pratica, è quello che succede quando riascoltiamo la nostra voce registrata.

Quando parliamo, invece, i suoni emessi da noi stessi si trasmettono non solo attraverso l’aria, ma anche attraverso ossa e tessuti, dalla laringe alla coclea.

Alle vibrazioni dei timpani si aggiungono quelle provocate dal movimento delle corde vocali, che raggiungono l’orecchio interno e quindi il cervello attraverso le ossa del cranio. Un passaggio “doppio” che finisce per alterare la percezione della nostra voce.

Ma c’è di più. Le onde sonore assumono frequenze diverse a seconda che passino attraverso un mezzo solido o aereo, e ciò ha delle conseguenze sul timbro. Le basse frequenze vengono trasmesse più facilmente attraverso il corpo, ed è per questo che mentre parliamo la nostra voce ci appare più profonda e grave di quanto in realtà non lo sia. A ciò va aggiunto che un dispositivo come il registratore, trasformando le onde sonore in impulsi elettrici, apporta inevitabilmente delle modifiche alla voce, facendola apparire diversa.

Non va trascurato, in ultima istanza, l’elemento psicologico. Riascoltarsi da una fonte estranea vuol dire trovarsi di fronte a un “sé” non familiare, un po’ come accade quando guardandosi in fotografia non ci si piace.

Succede perché ci si percepisce in maniera differente dal solito: nell’immagine impressa sulla pellicola il cervello vede qualcosa che si discosta dall’abituale riflesso sullo specchio. Ciò che è insolito lascia sempre un po’ perplessi, così è anche per la voce.

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