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Permessi non goduti: vengono retribuiti?
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Permessi non goduti: vengono retribuiti?

Permessi non goduti: vengono retribuiti?
Permessi non goduti: vengono retribuiti?

Tutti i lavoratori dipendenti hanno diritto al riconoscimento di permessi per riposo, così come stabilito dall’Articolo 36 della Costituzione.

I permessi non goduti si perdono?

In accordo col sopracitato articolo della nostra Costituzione, ogni lavoratore ha diritto al riconoscimento di un minimo di 4 settimane di ferie all’anno, due delle quali devono essere godute durante l’anno in cui vengano maturate e le altre 2 potranno essere utilizzate nei 18 mesi che seguono il termine dell’anno cui si riferiscono. Al superamento però dei 18 mesi di riferimento, le ferie non potranno più essere utilizzate e non si potrà neppure chiedere vengano retribuite. Tuttavia, laddove vi fosse precisa richiesta, il dipendente potrebbe richiedere che gli vengano retribuite le ferie non godute, ma solo nel caso in cui vi sia una fine rapporto di lavoro, per dimissioni, licenziamento o termine del proprio contratto lavorativo. Alle ferie riconosciute per diritto ad ogni lavoratore dipendente, vanno poi ad aggiungersi i permessi, periodi di astensione dal lavoro, che a differenza delle ferie, se non fossero fruiti, si può richiedere che vengano retribuiti.

La legge che disciplina i permessi, infatti, è in qualche misura differente poiché prevede che l’azienda abbia l’obbligo di retribuire al lavoratore tutti i permessi che non siano stati goduti, e ciò deve essere fatto entro il 30 giugno dell’anno che segue la scadenza della maturazione degli stessi.

Per permesse si intende in tal modo un periodo di riposo dal lavoro che risulta necessario venga riconosciuto al lavoratore affinché recuperi le proprie energie fisiche, possa dedicarsi alla personale vita relazionale e familiare.

Tutte le normative relative alle ferie e ai permessi da lavoro sono inoltre contenute e stabilite dal Decreto Legislativo n.

66 del 2003. Vi è inoltre una chiara distinzione in termini legali tra ferie e permessi, poiché le prime, laddove non fossero godute, non è previsto il risarcimento, a meno che non vi sia conclusione del rapporto di lavoro, mentre, per i permessi non goduti il discorso è differente, in quanto, dal momento in cui viene assunto, il lavoratore comincia a maturare il suo periodo di permessi stabiliti da contratto, indipendentemente dal fatto che sia questo a tempo determinato o indeterminato. I permessi sono previsti annualmente in ottemperanza del Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro che indica la maturazione di tali assenze giustificate dal lavoro la cui fruizione, tuttavia, va richiesta al datore di lavoro con regolare preavviso.

Per i permessi non goduti è in tal senso prevista la monetizzazione nel caso in cui non fossero utilizzati, chiaramente il risarcimento è da calcolarsi in riferimento alla retribuzione prevista dal particolare livello e richiesta entro il 30 giugno dell’anno che segue alla loro scadenza.

Se entro questa data non dovessero venire utilizzati, questi possono essere risarciti. E’ bene precisare che, mancando specifici accordi aziendali, il diritto a tale monetizzazione non rischia mai di decadere o essere perduto. Anche se dovesse cessare il rapporto di lavoro, sia le ferie che i permessi danno diritto ad una indennità.

Quanto vengono pagati?

La monetizzazione corrispettiva al permesso non goduto sarà valutata in riferimento alla retribuzione che sia in atto nel momento in cui è stato interrotto il rapporto di lavoro, pertanto, si intende il 100% del valore sia nel caso di ferie che di permessi non fruiti. I permessi, come già indicato, che non fossero goduti entro l’anno in cui vengano maturati, decadono, fermo restando che possono utilizzarsi entro il 30 giugno dell’anno seguente, in alternativa si può richiedere che vengano pagati.

Permessi non goduti degli anni precedenti: cosa sapere?

I permessi non possono decadere, per cui non si perde alcun diritto nei confronti degli stessi, per cui se non sono goduti possono essere liquidati.

Tuttavia, vi è anche la possibilità, in accordo con quanto stabilito in materia dallo stesso Ministero, che previo accordo tra le parti, si possa prorogare il termine ultimo per la fruizione dei permessi residui.
Esiste però anche un tempo utile per poter far valere i propri diritti, la cosiddetta prescrizione, che generalmente è quinquennale o decennale.

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