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Piercing, sì ma attenzione ai rischi

Tra i 12 e i 18 anni circa il 25% dei ragazzi italiani dichiara di avere un piercing

, anche se da uno studio inglese simile si sono incrociati i dati e, in realtà, quello che può essere considerato un “rito di iniziazione”, un segno di appartenenza reciproca o un semplice vezzo estetico, coinvolge anche gli ultraventenni (il 50% ha un’età compresa far i 16 e i 24 anni).

Dialogare cercando un compromesso con figli adolescenti, alle prese con ormoni impazziti e bisogno di “indipendenza” dal nido familiare, non è semplice specie se alla richiesta di farsi un piercing (per i minorenni soprattutto perché hanno necessità di un’autorizzazione documentata e firmata, se non addirittura la presenza in loco di un adulto) si risponde con un divieto senza dare altre spiegazioni.

Il miglior approccio educativo è cercare un confronto con i ragazzi per affrontare un momento di crescita, senza dover transigere sui propri principi in merito all’argomento, ma semplicemente spiegando in modo sereno e diretto quali sono gli eventuali rischi per la salute, così da proporgli soluzioni consapevoli e prudenti.

Le parti del corpo preferite per un piercing sono ombelico, naso, orecchio e lingua per le ragazze, mentre i maschietti scelgono anche il sopracciglio e i capezzoli.

La lingua è una zona particolarmente delicata e sconsigliata, perché può causare sanguinamenti protratti, perdita di sensibilità, lesione del gusto, difficoltà di masticazione e di articolazione dei suoni; ma anche lesioni alle gengive e ai denti, reazioni allergiche (specie al nichel), ascessi e gonfiori che non sempre guariscono con la sola rimozione dell’anello.

In qualsiasi caso, vanno seguite delle regole basilari per non correre rischi seri.
Gli studi di piercing e tatuaggi devono rispettare le norme igieniche, usare aghi monouso e sterilizzati (da apposite apparecchiature) per evitare di contrarre l’epatite B e C, il papilloma virus, il tetano e l’Aids.

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