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Playboy: le copertine che hanno fatto la storia

Playboy ha reinserito in copertina delle ragazze che mancavano dalla scena da 30 anni. Questo per far capire che la donna è bella sempre anche a distanza di anni.

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Playboy

Playboy: le copertine che hanno fatto la storia

Anche in Italia, Playboy ha riscosso un notevole successo come in tutto il mondo. Sono state tante le attrici, modelle, soubrette e cantanti che hanno deciso di posare senza veli e di spogliarsi per la copertina più famosa.

Playboy: le copertine che hanno fatto la storia

Sono state tante e tante altre ne verranno. Iva Zanicchi, Francesca Piccinini, Dolcenera, Alba Parietti e Tania Cagnotto alcuni dei nomi.

Playboy: le copertine che hanno fatto la storia

La rivista a più di 30 anni di distanza ricrea alcune delle copertine più iconiche. Tutto questo per poter dimostrare che le donne mantengono la loro bellezza. Possono essere belle a qualsiasi età ed hanno anche onorato il motto di Hugh Hefner il fondatore. ” Playmate un giorno, playmate per sempre” queste le sue parole.

Playboy: le copertine che hanno fatto la storia

La storia della rivista

Playboy è una celebre rivista erotica fondata nel 1953 da Hugh Hefner. Esce mensilmente ed all’interno propone servizi fotografici di nudo femminile. Ci sono anche articoli di costume, di sport, di politica e di costume.

Sono presenti interviste a illustri personaggi e contributi letterari. La playmate o coniglietta nasce nel 1954. Nel 1955 la segretaria ed amante di Hugh posa nuda per il pieghevole del giornale. Non c’è più una distanza tra la vita pubblica e privata del fondatore. Questo è stato il primo modello di ragazza famosa ma sconosciuta. Fu la prima rivista dedicata in maniera molto esplicita alla fotografia erotica. Ebbe anche un ruolo rilevante nel movimento chiamato rivoluzione sessuale.

Playboy: le copertine che hanno fatto la storia

La fotografia proposta in questa rivista venne definita softcore in contrapposizione alla pornografia hardcore. Quest’ultima venne introdotta da Penthouse e poi si sviluppò nel mercato editoriale pornografico. La particolarità di Playboy fu l’uso del paginone centrale che è stato interamente dedicato ad una singola fotografia. la coniglietta che riempie il paginone centrale è detta playmate o coniglietta.

Hugh Hefner

Playboy: le copertine che hanno fatto la storia

E’ nato a Chicago nel 1926, la sua famiglia era protestante e conservatrice. In casa tutto era vietato non si poteva bere, parlare di sesso ne fumare. Mostrò le sue doti fin dall’adolescenza fondando il giornale scolastico. Successivamente continuò con il disegno dei fumetti per riviste dell’esercito durante il servizio militare. Era un appassionato di anatomia umana e così nel 1946 si iscrisse alla facoltà artistica nell’università dell’Illinois. Qui diresse la rivista satirica Shaft ed inventò la rubrica “La studentessa del mese“. Tre anni dopo convolò a nozze con la sua compagna di corso Mildred Williams ma dopo dieci anni divorziò.

Carriera

Playboy: le copertine che hanno fatto la storia

Smise di fare il fumettista ed incominciò a lavorare come copywriter pubblicitario. Questo prima per un grande magazzino e poi per Esquire una rivista diretta ad un pubblico adulto e maschile. Ad un certo punto la redazione si spostò a New York ma lui rimase a Chicago. Cominciò a lavorare in una casa editrice in qualità di responsabile delle promozioni. Tutta questa esperienza fece si che realizzò il suo sogno una rivista osée per soli uomini. Da qui nacque Playboy.

Successo

Playboy: le copertine che hanno fatto la storia

Il primo numero uscì con Marilyn Monroe ed era di 44 pagine. Costava 50 cents e conteneva un articolo sulla progettazione di un ufficio moderno. Inoltre un racconto di Sherlock Holmes e le foto a colori di Marilyn nuda. Marilyn da ex oca bionda era divenuta oramai la più grande star di Hollywood e comparve come reginetta del mese. Hefner vendette 51 mila copie e non si aspettava tutto quel successo. Riuscì così a stampare anche il secondo numero e qui comparì per la prima volta una playmate. Fu Margie Harrison la prima ad apparire nelle pagine centrali della rivista e ad avere quell’appellativo.

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