Tweet omofobi, il collaboratore di Di Maio: solo black humor
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Tweet omofobi, il collaboratore di Di Maio: solo black humor
Politica

Tweet omofobi, il collaboratore di Di Maio: solo black humor

Enrico Esposito

Enrico Esposito, il collaboratore di Luigi Di Maio al Mise, spiega che i tweet omofobi erano del personaggio radiofonico "Gianni il Riccone".

Enrico Esposito prova a spiegare il perché dei tweet offensivi denunciati da L’Espresso. “Avevo creato un personaggio radiofonico, chiamato ‘Gianni il Riccone’, che impersonava il mio alter ego razzista, omofobo, sessista e addirittura antimeridionale”, precisa il vice capo dell’ufficio legislativo del Ministero dello Sviluppo Economico, nominato da Luigi Di Maio.

I tweet erano di Gianni il Riccone

“Oggi ho provato sulla mia pelle cosa significa finire nel vortice della macchina del fango e pagarne il prezzo delle conseguenze. Chi mi conosce sa benissimo che nella mia vita ho sempre avuto la passione per la satira e per il black humor” chiarisce con un post su Facebook Enrico Esposito. Il vice capo dell’ufficio legislativo del Ministero dello Sviluppo Economico, nominato da Luigi Di Maio, è finito infatti nel centro della bufera dopo che L’Espresso ha pubblicato alcuni tweet di Esposito perlomeno poco politically correct.

L’avvocato, compagno di studi del vicepremier pentastellato all’Università Federico II di Napoli, spiega però: “Nel periodo di quei tweet riportati dall’Espresso avevo creato un personaggio radiofonico, chiamato ‘Gianni il Riccone’, che impersonava il mio alter ego razzista, omofobo, sessista e addirittura antimeridionale (proprio io, che sono napoletano!)”.

“All’epoca, utilizzavamo twitter per promuovere il nostro programma radiofonico satirico, ma i giornalisti dell’Espresso si sono ben guardati dal riportare le foto di ‘Gianni Il Riccone’, che pure erano visibili in bacheca, e hanno subito lanciato una campagna diffamatoria nei miei confronti, decontestualizzando quelle frasi” denuncia.

Il fatto poi che Enrico Esposito abbia chiuso l’account Twitter dopo l’articolo del settimanale ha impedito però ad altri giornalisti di approfondire sulla questione. “La cosa che più mi ha fatto male è che quelle frasi siano state utilizzate contro di me per farmi sembrare un razzista, un sessista, un omofobo. – chiarisce – Proprio io, che ai tempi delle lotte studentesche al liceo e all’università, mi sono sempre impegnato in prima persona, portando avanti battaglie sui diritti civili”.
“Anni di manifestazioni, sit in, convegni e raccolte firme: tutto cancellato da 4 battute di cattivo gusto che non rappresentano affatto, e addirittura sono l’opposto, di quello che è il mio pensiero su queste tematiche” conclude quindi.

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