La confessione di Giuseppe Conte “Della Merkel ci si può fidare”
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La confessione di Giuseppe Conte “Della Merkel ci si può fidare”

Giuseppe Conte

Il premier "Posso parlare solo bene del governo tedesco" poi ammette un retroscena con la Merkel nell'intervista al settimanale Die Zeit.

In che modo l’Italia vuole superare la crisi del debito? Il Primo Ministro Giuseppe Conte parla dei suoi piani di riforma, della “luna di miele” del suo governo e del suo rapporto con la Cancelliera. Questo l’incipit della lunga intervista rilasciata dal premier gialloverde alle pagine del settimanale tedesco Die Zeit. Non solo dettagli sulla logorante trattativa tra governo italiano e Bruxelles in termini di manovra, piuttosto inaspettata giunge congiunta un’encomiabile considerazione diretta al governo tedesco. Se notoriamente l’elettorato è stato abituato a seguire la linea euroscettica dettata da Lega e Movimento 5 Stelle contro ogni pregiudizio proprio quell’avvocato del popolo, scelto di comune accordo nella formazione della squadra di governo, ha diversamente valutato il ruolo tedesco nell’Unione.

Quando la Merkel sostituì Conte

“Posso parlare solo bene della Germania e del governo tedesco”- continua Conte nell’intervista del direttore Giovanni Di Lorenzo -“Il governo Merkel non si è immischiato” puntualizzando il fondamentale ruolo da mediatore che ha vestito l’esecutivo tedesco nel negoziato Italia-Ue sulla bozza programmatica di bilancio “Olaf Scholz (ministro delle finanze tedesco) è stato assolutamente cauto nel negoziato sulla manovra”.

Durante l’intervista viene posta una domanda al Presidente del Consiglio dei ministri circa un episodio avvenuto in Consiglio europeo nel dicembre 2018: a causa di un ritardo, il premier Conte avrebbe confessato di aver concesso una delega ad Angela Merkel. La risposta del Primo ministro è stata “E lei come lo sa? Sì, è vero. Lo ammetto. Di Merkel ci si può fidare”.

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Francesco Leone
Francesco Leone, classe '94, cresciuto a pane, pallone e politica. Leccese in terra meneghina, braccia strappate alla cronaca sportiva e donate al reporting nudo e crudo, anche se spesso e volentieri ritorna alle origini. Ha fatto l'autore, il cronista, il reporter e lo stagista per una televisione nazionale, ora scrive e lavora a inchieste e reportage. Veni, vidi, dixi.