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Elezioni Europee 2019, Sergio Battelli svela le strategie del M5s

Il punto nell'intervista al tesoriere del Movimento 5 stelle: "Il rapporto con la Lega? Non sempre rose e fiori. Non siamo fratello e sorella".

Sergio Battelli

Genova, il rapporto tra Lega e Movimento, la corsa alle elezioni europee. Sergio Battelli, tesoriere M5s e Presidente della Commissione Affari Europei ha le idee chiare sul futuro del paese e del movimento. Doveroso il commento e l’analisi sulla situazione geopolitica venezuelana e sul percorso dei gialloverdi a distanza di 10 mesi dalle elezioni. Il politico genovese, a colloquio con la nostra redazione, ha svelato la strategia dei pentastellati per le elezioni previste per il 23 maggio 2019.

Sergio Battelli racconta l’anno gialloverde

10, i mesi ormai trascorsi dall’elezioni del 4 marzo. Circa 240, i giorni passati dall’instaurazione dell’esecutivo. Come valuta il governo gialloverde e il rapporto “contrattuale” con la Lega?

L’hashtag che ha accompagnato questo governo è stato #governodelcambiamento. Di fatto sin dai primi spunti normativi prodotti dall’esecutivo, dall’anticorruzione al decreto dignità fino alla cancellazione dei danni collaterali prodotti dal Jobs Act e l’introduzione della manovra del popolo, abbiamo dotato l’Italia di un nuovo peso a livello europeo.

Un immagine nuova, credibile. In 10 mesi abbiamo raggiunto passi importanti. Il nostro paese era quel paese che portava i compiti a casa dal dettato di Bruxelles. Io rivendico tutti gli obiettivi perseguiti da questo governo, grazie al Presidente Conte. Abbiamo invertito la rotta. Il rapporto di convivenza con la Lega è nato dalle consultazioni post elezioni. Qualsiasi nuovo esecutivo sarebbe dovuto passare dall’avvallo del movimento. Abbiamo messo dei paletti. Noi eravamo pronti a tornare a votare, poi la nascita del contratto con la novità del modello tedesco: si parlava di contenuti e non di nomine. Ci siamo seduti al tavolo con la Lega, pretendendo che Silvio Berlusconi restasse fuori dall’accordo di governo e con le dovute rassicurazioni della Lega.

Il movimento e la Lega sono indipendenti, non siamo fratello e sorella. Abbiamo idee diverse, ma i presupposti comuni hanno costituito l’impegno dei gruppi per arrivare all’istituzione del contratto di governo.

Tutto ciò che non è presente nel contratto potrà essere discusso insieme. Ci sono state posizioni divergenti ma sono elementi comuni del dialogo politico. Quando si è parlato di manovre consistenti c’è stata una concertazione tra i due gruppi di maggioranza, non è sempre rose è fiori. Ci sono contenuti adatti alle corde della Lega, altri adatti alle nostre. Tutto si porta avanti con un dibattito, una mediazione dedicata alle istanze di cui necessitano i cittadini. Con la Lega siamo d’accordo su molte cose. La presenza del Presidente Conte in qualità di garante dell’accordo è fondamentale.

Luigi Di Maio non ha nascosto il suo appoggio ai gilet gialli, tantomeno l’idea di Europa dei 5 stelle. Quale sarà la strategia del Movimento per le Elezioni Europee?

Il 26 maggio si raggiungerà un traguardo fondamentale per la politica d’Italia e d’Europa. Puntualizzo che non faremo campagna elettorale con la Lega. Il Carroccio ha la sua idea d’Europa, noi la nostra.

Non andremo a toccare i temi e le logiche della Lega, non siamo vincolati contrattualmente a livello europeo. Siamo in fase di conclusione del programma e c’è la volontà di creare una nuova fronte in Europa: non ci sarà alcun accordo a latere con i gruppi già esistenti. Il Movimento 5 Stelle non entrerà in gruppo storico, saremo i capofila di un nuovo contenitore europeo. Un gruppo fondato sulla democrazia diretta, tagli agli sprechi, revisione dei trattati, uguaglianza, meno austerità e più diritti. Siamo alla ricerca di partner. 7 gruppi politici, ognuno per ogni paese, che condividano un manifesto sottoscritto da noi. Siamo ben consci di ciò che sta accadendo in Francia. I gilet gialli hanno molte convergenze con noi, sono concordi ai nostri ideali.

Condanniamo la violenza. Proveremo a inserire i non violenti all’interno di un gruppo politico, insieme ad altri nuovi gruppi così da poter formare un fronte europeo che auspichiamo si rivelerà l’ago della bilancia in tantissime decisioni. Il nostro obiettivo sarà quello di presentare un gruppo politico affermato e pronto, sulla falsa riga di ciò che abbiamo attuato per la squadra di governo. Presenteremo prima i paesi e i gruppi che hanno aderito al nostro manifesto, nulla toglie che post elezioni si possa accettare l’adesione di altre formazioni politiche. E’ strettamente necessario però che si condivida il manifesto in ogni suo punto. Siamo già a buon punto, i dialoghi sono avanzati, sono sicuro che ce la faremo a presentare le persone che si proporranno all’interno del nostro contenitore. Andremo in europa con un mandato chiaro. Europa si, ma non a queste condizioni. I cittadini capiranno, allo stesso modo del 4 marzo.

Avramopoulos, commissario europeo per l’immigrazione, ha presentato un dossier per i paesi che dovranno regolamentare con chiarezza le dinamiche d’immigrazione previste per i rinomati “passaporti d’oro”. Il famoso visto per gli investitori. Come si comporterà l’Italia per assicurare la trasparenza sul rischio di riciclaggio?

Noi abbiamo diverse questioni legate al livello fiscale. Di fatto la Commissione cesserà il suo mandato a breve, ci saranno molti punti in tema di fiscalità su cui punteremo. Ci deve essere più omogeneità. Avramopoulos porta avanti queste posizioni, ma è tardi per il revisionismo. Credo che la partita la giocherà la nuova commissione.

In tema di fiscalità. Come ha vissuto il doppio rifiuto della bozza programmatica di bilancio? Qual è stato il sentimento diffuso all’interno della commissione?

Questo non è un governo nato per bivaccare. Dovevamo cambiare le cose realmente, gli italiani non hanno tempo da perdere. Abbiamo varato una legge di bilancio che racchiude due grandissime innovazioni: reddito di cittadinanza e quota 100. Non è assistenzialismo, il paese aveva bisogno di una manovra che rilanciasse il mondo del lavoro. Noi ci aspettavamo che l’Unione facesse naso, come ha fatto. Come giustamente si fa in politica si attua una trattativa. Il Presidente Conte e il ministro Tria hanno trattato due ritocchi che non intaccheranno il reddito e quota 100. Sapevamo che avremmo avuto delle difficoltà, visto il comportamento di opposizione, dei media e dei giornali. La manovra invece è passata in tempi corretti. Di fatto oggi abbiamo entrambi i decreti.

Era quindi premeditato il ridimensionamento del deficit dal 2,4% fino al 2,04% in vista di un’ulteriore trattativa?

Non era premeditato scendere a compromesso. I primi conti portavano al 2,4 poi con il ridimensionamento abbiamo considerato il 2,04 ma per noi è stato importante trovare la soluzione almeno alle coperture per le manovre fondamentali.

Abbiamo discusso di Europa. Viriamo su Genova e le questioni Decreto Carige e Ponte Morandi.

Sul decreto Carige abbiamo avuto l’audizione, questa mattina, con il ministro Savona. Il prossimo passo è la conversione: ci sono 60 giorni per decretare il testo definitivo. Non posso escludere che venga emendato, magari con dei miglioramenti. Quello di Carige è un salvataggio differente da quello emanato dal governo Renzi sulle banche Etruria e Mps. La differenza abissale è che all’interno del Cda di Carige non c’è nessun parente di un ministro. Il decreto non è identico. Non verrà salvata con i soldi dei cittadini. Il grande cambiamento è anche questo. Non ci sarà una ricapitalizzazione con i soldi pubblici.

Da genovese dico che sul Ponte Morandi c’è stato un lavoro colossale. Abbiamo garantito un nuovo ponte percorribile già nel 2020, abbiamo creato un pacchetto di finanziamenti per il trasporto, abbiamo donato ingenti quantità di risorse agli sfollati, abbiamo fatto tutto il possibile. Sono fiero del lavoro che è stato fatto per la mia terra. Il crollo poteva mettere in ginocchio l’intero comparto produttivo, ma abbiamo fatto un decreto che ha dato risposte a tutti.

Il governo italiano non si è ancora espresso su ciò che sta accadendo in Venezuela, paese in rotta per la guerra civile causato dal golpe Guaidò-Maduro. Verso chi si rivolge la simpatia del Movimento 5 stelle?

Non voglio esprimere una simpatia su ciò che sta accadendo in Venezuela. Preciso che crediamo che se un intero paese scende in piazza per manifestare, chiunque stia al governo deve capire il messaggio. Noi arriviamo da manifestazioni pacifiche, la violenza non è nelle nostre corde. In 10 siamo arrivati al governo senza fare violenza. Quando un popolo scende in piazza è un campanello d’allarme, noi lo appoggiamo anche se dovesse succedere qui in Italia. Maduro? Non ho amicizie o simpatie.

All’inizio del 2019 ha pubblicato un album musicale. In molti hanno espresso diverse critiche alla notizia. Come ha reagito?

La mia grande passione è suonare. Durante le notti, in questi due anni, ho suonato e registrato con la mia band il disco che abbiamo pubblicato quest’anno. Il mio è un hobby. In Italia c’è un grande problema culturale nell’approccio a chi suona. Che lavoro fai? Chiedono stupiti a chi suona. Gli haters? Li ringrazio perchè mi fanno pubblicità.


Francesco Leone, classe '94, cresciuto a pane, pallone e politica. Leccese in terra meneghina, braccia strappate alla cronaca sportiva e donate al reporting nudo e crudo, anche se spesso e volentieri ritorna alle origini. Ha fatto l'autore, il cronista, il reporter e lo stagista per una televisione nazionale, ora scrive e lavora a inchieste e reportage. Veni, vidi, dixi.


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Francesco Leone

Francesco Leone, classe '94, cresciuto a pane, pallone e politica. Leccese in terra meneghina, braccia strappate alla cronaca sportiva e donate al reporting nudo e crudo, anche se spesso e volentieri ritorna alle origini. Ha fatto l'autore, il cronista, il reporter e lo stagista per una televisione nazionale, ora scrive e lavora a inchieste e reportage. Veni, vidi, dixi.

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