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Striscioni contro Matteo Salvini, il pm: “No denigrazione, ma critica politica”
Politica

Striscioni contro Matteo Salvini, il pm: “No denigrazione, ma critica politica”

striscioni antifascismo Bari

La Procura ha chiesto l'archiviazione delle indagini per vilipendio in seguito alla decisione del pm Chimienti.

Il pm di Bari ha dichiarato che i due striscioni contro Matteo Salvini sequestrati il 21 maggio 2019 a Gioia del Colle, in provincia del capoluogo pugliese, non dovranno essere sequestrati per il fatto che “non denigrano la funzione pubblica” del Ministro dell’Interno e “l’istituzione rappresentata”, rappresentando esclusivamente “esternazioni del convincimento politico,che notoriamente in tale ambito possono assumere toni aspri ed essere colorate dall’utilizzo di espressioni diffuse nel gergo corrente”. Il magistrato Iolanda Daniela Chimienti non ha omesso di citare nella sentenza la libertà di manifestazione del pensiero garantita dalla Costituzione.

Gli striscioni

I manifesti erano stati esposti da alcuni cittadini del paese pugliese in occasione di un comizio della Lega a cui avrebbe dovuto presiedere il vicepremier Matteo Salvini. Su uno striscione, appeso su un cavalcavia sulla strada statale 100, era scritto “Meglio lesbica e comunista che salviniana e fascista”; sull’altro, che si trovava sul ponte della ferrovia, “La Lega è una vergogna, Pino Daniele”.

Il pm Iolanda Daniela Chimienti scrive nel decreto con cui non ha convalidato il sequestro da parte delle forze dell’ordine che gli striscioni non hanno “una portata e idoneità offensiva”. “È evidente” continua il magistrato, “che le frasi riportate sugli striscioni si riferiscano non già alla persona in quanto tale, ma all’attività e alle linee politiche di Salvini e della Lega, e costituiscono espressione di personale dissenso e di personale opinione politica”. Inoltre, “affermare che un partito politico è una vergogna ed esprimere il proprio convincimento su omosessualità ed omofobia, sebbene contrapponendolo a quello del leader contestato sì da dare implicitamente a quest’ultimo una connotazione negativa, costituiscono legittime manifestazione del pensiero scevre da connotati denigratori“.

Il pm ha quindi ordinato la restituzione dei manifesti ai proprietari e ha chiesto contestualmente l’archiviazione della relativa indagine per vilipendio a carico di ignoti facendo riferimento a diverse sentenze della Cassazione e della Corte Costituzionale, oltre al diritto di critica e alla libertà di manifestazione del pensiero tutelati dall’art.

21 della Costituzione e dall’art. 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.


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