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Sea Watch, aperta indagine sulla foto di Carola Rackete: ira del Pd

Il questore di Agrigento Rosa Maria Iraci ha avviato un'indagine interna in merito alla diffusione della foto segnaletica di Carola Rackete.

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Non è passata in sordina la diffusione illecita della foto segnaletica di Carola Rackete, comandante della nave Sea Watch 3. L’immagine, pubblicata nelle scorse ore sul popolare social network russo VKontakte, ha immediatamente ricevuto le attenzioni della Questura di Agrigento. Il questore Rosa Maria Iraci ha infatti subito informato dei fatti l’autorità giudiziaria, facendo partire un’indagine interna.

I sospetti sugli agenti

La fotografia, in cui la 31enne tedesca posa al fianco di un agente della Guardia di Finanza, è stata rilanciata da decine di utenti del social network. Di questi, molti appartengono all’area dell’ultradestra e non avrebbero lesinato insulti e volgarità nei confronti della comandante.

Secondo quanto riportato da Wired, la prima persona a pubblicare la foto sul social russo sarebbe stata un utente dal nome italiano, già noto per essere un simpatizzante neonazista e per essere molto attivo nella diffusione di fake news di estrema destra.

Al momento, i sospetti sono indirizzati su uno o più poliziotti, che avrebbero probabilmente fatto circolare illecitamente l’immagine pubblicandola su internet.

Il divieto di pubblicazione della foto

Nonostante molte testate abbiano pubblicato l’immagine incriminata, la sua diffusione sarebbe illegittima in quanto violerebbe l’articolo 8 del codice deontologico dei giornalisti. Stando a quell’articolo infatti, non è possibile riprodurre immagini di individui in stato di detenzione senza il loro consenso.

Come confermato anche da Edmondo Bruti Liberati, ex procuratore della Repubblica del Tribunale di Milano, la pubblicazione di fotografie ritraenti persone in stato detenzione è vietata in base all’articolo 25 del Codice per la protezione dei dati personali, al provvedimento 179 del 5 giugno 2012 dell’Autorità di garanzia dei dati personali, al comma 6 bis dell’articolo 114 e al comma 3 dell’articolo 329 del codice di procedura penale, al già citato articolo 8 del codice deontologico dei giornalisti e ad una sentenza Cedu 11 gennaio 2005.

La motivazione dietro a questa decisione è molto semplice.

Qualsiasi persona, anche in stato di arresto o di detenzione, ha diritto alla privacy e a non essere raffigurato in situazioni degradanti o imbarazzanti che potrebbero esporlo ad una gogna mediatica.

Le proteste del Partito Democratico

In seguito alla notizia sono subito esplose le proteste dei parlamentari del Partito Democratico, che in merito alla diffusione della foto segnaletica di Carola Rackete hanno chiesto spiegazioni in Parlamento. Il senatore Davide Faraone ha dichiarato sul proprio profilo Twitter: “Chiederemo con un’interrogazione immediata di sapere chi è quel delinquente che ha scattato e messo in rete questa foto. Mentre fa i rilievi dattiloscopici, viene fotografata e sottoposta al pubblico ludibrio. Una lapidazione social. Vergogna!”

Gli fa eco la deputata Alessia Morani, che commenta sempre su Twitter: “Sulla diffusione di questa foto abbiamo presentato una interrogazione parlamentare ed un esposto ai garanti dei detenuti e della privacy.

Questo “spettacolo” schifoso deve finire. Ora basta”.

Dalle posizioni analoghe anche Emanuele Fiano, parlamentare del Pd alla Camera: “Circola un’immagine della fotosegnalazione di Carola, negli uffici di polizia. Abbiamo depositato oggi un’interrogazione urgente a Salvini, se la foto sia vera e chi abbia fatto circolare illecitamente questa immagine, ennesima barbarie del diritto”.


Nato a Milano, classe 1993, è laureato in "Nuove Tecnologie dell’Arte" all’Accademia di Belle Arti di Brera. Prima di collaborare con Notizie.it ha scritto per Il Giornale.


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Jacopo Bongini

Nato a Milano, classe 1993, è laureato in "Nuove Tecnologie dell’Arte" all’Accademia di Belle Arti di Brera. Prima di collaborare con Notizie.it ha scritto per Il Giornale.

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