×

Chi era Rosario Livatino, il giudice che Salvini ha citato a Pontida

Durante il suo intervento sul palco di Pontida, Matteo Salvini ha citato il magistrato Rosario Livatino, ucciso dalla mafia il 21 settembre del 1990.

rosario-livatino-salvini-pontida

Tra i tanti personaggi storici e politici citati da Matteo Salvini nel suo intervento a Pontida del 15 settembre spicca il nome di Rosario Livatino, magistrato siciliano impegnato nella lotta alla mafia e ucciso da quattro sicari il 21 settembre del 1990. Profondamente cattolico, per la sua giovane età (entrò in magistratura a soli 26 anni) venne definito il giudice ragazzino. Dopo due presunti casi di guarigioni attribuiti alla sua intercessione, nel 2011 è stato avviato dalla Chiesa il processo di beatificazione nei suoi confronti.

Chi era Rosario Livatino

Nato a Canicattì nel 1952, dopo aver conseguito la maturità classica al liceo Ugo Foscolo di Palermo Rosario Livatino si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza della medesima città, presso la quale di laureò cum laude nel 1975. Nel 1977 iniziò a lavorare come vicedirettore in prova all’Ufficio del Registro di Agrigento mentre l’anno successivo entrò in magistratura presso il Tribunale di Caltanissetta, dopo essere giunto tra i primi in graduatoria nel concorso per uditore giudiziario.

Durante la sua attività nella magistratura (prima come sostituto procuratore e dal 1989 come giudice a latere), Livatino si era occupato degli interessi economici portati avanti dalla mafia, tratteggiando nel corso delle indagini un complesso sistema di corruzione e intrecci tra mafia e mondo affaristico che sarebbe stato definito la Tangentopoli siciliana.

Nella sentenza di condanna nei confronti dei suoi assassini, viene in particolare spiegato che Livatino: “Perseguiva le cosche mafiose impedendone l’attività criminale, laddove si sarebbe preteso un trattamento lassista, cioè una gestione giudiziaria se non compiacente, almeno, pur inconsapevolmente, debole, che è poi quella non rara che ha consentito la proliferazione, il rafforzamento e l’espansione della mafia”.

L’omicidio da parte della Stidda

Il 21 settembre del 1990, all’età di 38 anni, Rosario Livatino venne ucciso da quattro sicari assoldati dalla Stidda agrigentina, organizzazione criminale a quell’epoca in competizione contro la ben più nota Cosa Nostra. Sprovvisto di scorta, Livatino si trovava a bordo della sua automobile sulla Strada Statale 640 mentre si stava recando presso il tribunale. A un certo punto i sicari speronarono l’auto del magistrato, che intesa la situazione cercò di fuggire attraverso i campi posti ai lati della strada malgrado fosse ferito ad una spalla.

Dopo qualche decina di metri, Livatino fu però raggiunto dai sicari, che lo freddarono a colpi di pistola.

Dell’omicidio fu testimone l’agente di commercio Pietro Nava, la cui deposizione fu fondamentale per individuare ed arrestare gli esecutori dell’omicidio di Livatino. La coraggiosa denuncia di Nava avvenne tuttavia in un’epoca in cui ancora non esisteva un programma di protezione dei testimoni. Dopo poco tempo infatti l’uomo perse il lavoro e i suoi familiari e si ritrovò costretto a trasferirsi numerose volte, fuggendo infine all’estero per evitare la vendetta della Stidda.

La citazione di Salvini a Pontida

Nel corso del suo intervento al raduno di Pontida del 15 settembre, il segretario leghista ha menzionato esplicitamente il giudice siciliano: “Vi leggo altre tre righe di un grande uomo che ha sacrificato la sua vita ucciso dalla mafia, perché la combatteva col suo lavoro e con le sue opere, non con le sue chiacchiere e i suoi convegni.

E infatti queste poche righe sono una delle poche pubblicazioni che ha lasciato questo martire della giustizia italiana, che 35 anni fa scriveva a proposito della giustizia, dei giudici e della politica”.

Qui la frase di Livatino citata da Matteo Salvini: “Sarebbe sommamente opportuno che i giudici rinunciassero a partecipare alle elezioni politiche come candidati, e qualora lo facessero sarebbe opportuno che effettuassero una scelta irrevocabile con le dimissioni definitive dall’ordine giudiziario”.


Nato a Milano, classe 1993, è laureato in "Nuove Tecnologie dell’Arte" all’Accademia di Belle Arti di Brera. Prima di collaborare con Notizie.it ha scritto per Il Giornale.


Contatti:

Scrivi un commento

300

Contatti:
Jacopo Bongini

Nato a Milano, classe 1993, è laureato in "Nuove Tecnologie dell’Arte" all’Accademia di Belle Arti di Brera. Prima di collaborare con Notizie.it ha scritto per Il Giornale.

Caricamento...

Leggi anche