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L’opinione di Sara Giudice

Da mamma vi dico: i bambini non si strumentalizzano, soprattutto se vittime

Lo chiamano il Bel Paese, è il posto dove i bambini non sono tutti uguali, non sono tutti innocenti, non sono tutti meritevoli di una vita felice e spensierata, dignitosa.

Bambini sul palco di Pontida
Bambini a Pontida

C’è un posto dove i bambini non sono tutti uguali, non sono tutti innocenti, non sono tutti meritevoli di una vita felice e spensierata, dignitosa. Un luogo dove i diritti dipendono dalla nazionalità come anche l’indignazione rispetto a chi li subisce. Un luogo dove le scadenze elettorali sono direttamente proporzionali ai rigurgiti di coscienza. Un paese dove i bambini connazionali hanno diritto di prelazione nell’immaginario delle tragedie e dei drammi più crudeli.

Lo chiamano il Bel Paese, l’Italia, che ha sempre meno il volto bello di un paese maturo, con una coscienza politica degna di un paese occidentale. Greta è una bella bambina, vittima di una delle storie più terribili degli ultimi anni, il cosiddetto “caso Bibbiano, una storia orribile di collusione tra servizi sociali e case famiglia che per guadagnare denaro sottraevano bambini alle famiglie “naturali” per affidarle ad altri genitori affidatari.

Per chi è genitore, e anche io lo sono da diciotto mesi, non esiste incubo peggiore, solo pensare ad una cosa del genere fa piangere di rabbia e sgomento.

L’innocenza di Greta sul palco di Pontida

Salvini a Pontida con bambini

Greta però è vittima di un altro incubo, un’altra prevaricazione degli adulti sull’innocenza dei bambini. Questa volta ad usare la sua innocenza è il palco leghista di Pontida e il suo leader Matteo Salvini che la esibisce e la sbandiera come fosse il possibile riscatto del suo fallimento, della sua incapacità di essere un leader europeo degno di onorare le istituzioni. Non gli resta che Greta allora, da ostentare per tornare vincente. “Mai più bambini rubati ai genitori” urla alla folla inferocita e affamata di rabbia.

Fa niente che per colpa del suo capriccio estivo, la commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Bibbiano ha subito un’inevitabile arresto. Greta è la bambina del giorno e attraverso il suo corpicino ed i suoi capelli rossi si deve chiedere giustizia mentre il “partito di Bibbiano”, (cosi lo chiamò l’ex alleato di Salvini, Luigi Di Maio) sta al governo.

La premessa per nulla scontata è che tutti vorremmo vendicare i bambini di Bibbiano, tutti vorremo vedere i responsabili consegnati al più presto alla giustizia.

Giustizia, eccolo il punto. Ecco cosa deve fare un leader politico di un paese civile e democratico. Lavorare affinché i suoi cittadini possano avere giustizia. Bibbiano è una delle pagine più tristi dell’italia di oggi. Bambini strattonati da più parti, da destra a sinistra, come se fosse concepibile ed accettabile che qualcuno possa non volere il meglio per queste creature. Un paese civile, nazionalista nel senso di senso del bene collettivo si sarebbe unito in questa tragedia. L’italia no. In Italia si continua ad assistere a questo spettacolo indegno, a questa esibizione inutile della sofferenza, a questo squadrismo delle tragedie. Da madre vi dico che è un orrore a cui presto bisogna mettere fine. Nelle aule di giustizie e nelle commissioni parlamentari andranno aiutate le famiglie vittime di questa vicenda, mentre sui palchi speriamo rimangano solo questi piccoli leader.

Sara Giudice, milanese di nascita e apolide nel cuore, classe 1986. Laureata in Lingue e Comunicazione alla Iulm di Milano e master in comunicazione presso la business school del sole 24 ore. Cresciuta a pane e politica, è grazie ai libri di Oriana Fallaci che esplode la sua passione giornalistica. Ha iniziato la carriera televisiva presso la televisione americana Class Cnbc come inviata politica. Arrivata a La7 lavora prima per la trasmissione In Onda poi per PiazzaPulita, collabora con Il Fatto Quotidiano e l'Inkiesta. Nel 2017 ha vinto il premio Giancarlo Siani con un'inchiesta sul traffico illecito di rifiuti a Roma, nel 2019 il Premio Maurizio Rampino con un'inchiesta sulla criminalità ad Afragola. Insieme ad altri colleghi ha scritto il libro "Italia sotto inchiesta" pubblicato da Meltemi. Il mio motto? "Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla".


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Sara Giudice

Sara Giudice, milanese di nascita e apolide nel cuore, classe 1986. Laureata in Lingue e Comunicazione alla Iulm di Milano e master in comunicazione presso la business school del sole 24 ore. Cresciuta a pane e politica, è grazie ai libri di Oriana Fallaci che esplode la sua passione giornalistica. Ha iniziato la carriera televisiva presso la televisione americana Class Cnbc come inviata politica. Arrivata a La7 lavora prima per la trasmissione In Onda poi per PiazzaPulita, collabora con Il Fatto Quotidiano e l'Inkiesta. Nel 2017 ha vinto il premio Giancarlo Siani con un'inchiesta sul traffico illecito di rifiuti a Roma, nel 2019 il Premio Maurizio Rampino con un'inchiesta sulla criminalità ad Afragola. Insieme ad altri colleghi ha scritto il libro "Italia sotto inchiesta" pubblicato da Meltemi. Il mio motto? "Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla".

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