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L’opinione di Fabrizio Boschi

Rocco Casalino: meglio essere il portavoce che fare il premier

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Dietro a ogni leader politico c'è un portavoce che lavora nell'ombra ma qualche volta - come nel caso di Rocco Casalino - guadagna più di lui.

rocco casalino portavoce
rocco casalino portavoce

Dimmi che portavoce hai e ti dirò che premier sei. Ognuno ha evidentemente il portavoce che si merita, specchio del politico di turno. Sconosciuti al grande pubblico ma ben noti negli ambienti di lavoro. Riconoscono solo un leader, quello al quale offrono il loro servizio con cieca fiducia.

Lavorano all’ombra del politico di cui “portano” la voce, sempre un passo dietro di lui e mai così vicini dall’essere investiti dai riflettori. Seguono premier, deputati, senatori e ministri ovunque vadano e ne curano la comunicazione pubblica. Stilano comunicati, scrivono tweet e post su Facebook. Tanto è il loro potere che, come nel film “Le idi di marzo”, sono spesso loro a orientare il dibattito pubblico e le scelte della politica.

Capita poi che, per scelta o su richiesta, facciano il salto nella politica attiva e il lavoro dei portavoce, collaboratori, consulenti e spin doctor sia ricompensato con un seggio in Parlamento.

Quando il portavoce è lo specchio del politico

Se guardiamo alla nostra storia recente, Silvio Berlusconi ha avuto per tanti anni Paolo Bonaiuti (recentemente scomparso) e ora ha con sé l’ex europarlamentare Licia Ronzulli, che dopo aver lasciato l’Europa si è aggrappata come un granchio al presidente, facendo fuori tutte le ex contendenti.

Vedi Mariarosaria Rossi per anni considerata “la badante” di Silvio, in quanto assisteva personalmente Berlusconi in ogni sua uscita privata e pubblica e poi, Deborah Bergamini che nel 2013 ricevette l’incarico di “Responsabile della comunicazione” del partito poi rimossa dal consiglio di famiglia (i figli, Gianni Letta, Fedele Confalonieri e Niccolò Ghedini) a seguito dell’operazione al cuore del Cavaliere nel giugno 2016 per il cui stress vennero ritenute colpevoli le donne al suo seguito che furono allontanate e sostituite con Alfredo Messina, Sestino Giacomoni e Valentino Valentini.

Romano Prodi ebbe Silvio Sircana, che nel marzo 2007 venne coinvolto in uno scandalo scoppiato per una foto che lo vedeva parlare dall’auto con una prostituta transessuale. Poi ha avuto Sandra Zampa che ha iniziato la sua carriera come giornalista, collaborando alla nascita dell’agenzia Dire. Ha poi iniziato ad affiancare il leader dell’Unione alle Politiche del 2006 con il ruolo di capo ufficio stampa, incarico mantenuto con Prodi premier.

Con la nascita del Pd, che ha contribuito a fondare, ha fatto il salto in politica e venne eletta sia nella 16esima sia nella 17esima legislatura, per diventare anche vicepresidente del partito.

Da Letta a Renzi

Enrico Letta, si è avvalso per anni della collaborazione di Giulio Napolitano (figlio di Giorgio) in qualità di ghost-writer, decise poi di affidarsi al giornalista di Radio Rai Gianmarco Trevisi. Il suo staff comunicazione contava 7 persone per un costo totale di 629mila euro annui e con il portavoce pagato 140mila euro.
Pasquale Cascella, storico portavoce di Giorgio Napolitano, prima ai tempi della Presidenza della Camera dal 1992 al 1994, poi al Quirinale durante il primo mandato da presidente della Repubblica. Nel mezzo, anche collaboratore di Massimo D’Alema presidente del Consiglio dal 1998 al 2000 e capo comunicazione dei deputati Ds. Cascella è stato sindaco di Barletta fino al 2018.

A proposito di D’Alema, lui scelse come suo consigliere/portavoce Fabrizio Rondolino, una banderuola che si infatuò del nemico numero uno del Lìder Maximo, Matteo Renzi. Quel Renzi appunto, che ebbe come portavoce il torvo Nonfup, più famoso su Twitter che nella vita reale, nella quale si fa chiamare Filippo Sensi, portato a Palazzo Chigi da Renzi e lì rimasto dopo l’avvicendamento con Paolo Gentiloni, il cui esecutivo poteva contare su una struttura di sette persone per un costo di 525mila euro all’anno. Sensi è stato definito come l’Alastair Campbell (spin doctor di Tony Blair) di Renzi. Detto anche “il pinguino” per la sua somiglianza a Danny DeVito in Batman Returns, c’è lui dietro la rivoluzione che l’ex premier ha portato nella comunicazione politica, fatta di slogan, slides, tweet, derby e foto su Instagram. C’è lui anche dietro la sua eclissi.

Lo stipendio d’oro di Rocco Casalino

Ma veniamo ai giorni nostri. Vista la somiglianza (solo per via del suo naso) del premier per caso, Giuseppe Conte, con il presidente americano Richiard Nixon, viene in mente un grande esperto di diplomazia e comunicazione come Henry Kissinger. Il professore e il presidente erano legati da grandi affinità: avevano una naturale predisposizione per la diplomazia segreta, una concezione politica ispirata a un esasperato pragmatismo, una notevole dose di cinismo, un profondo amore per il potere, una stima reciproca anche se non priva di una certa diffidenza. Il professor Henry, in meno di un mese, divenne il più importante consigliere del presidente, il suo consulente, compagno, apologista, amico e portavoce.

Insomma, senza voler fare altri imbarazzanti confronti, quello che oggi Rocco Casalino è per “Giuseppi”. L’ex del Grande Fratello ha fatto una sfavillante carriera, da niente della tv a dipendente più pagato di Palazzo Chigi con il potere anche di far cambiare il palinsesto Rai all’ultimo momento per permettere un’intervista al premier in prima serata come è successo recentemente. È di pochi giorni fa la notizia apparsa su L’Espresso che Casalino, già numero uno della comunicazione dei 5 Stelle, intasca 169mila euro lordi annui, ovvero più del premier stesso.

Rocco Casalino dal GF a Palazzo Chigi

Tanto per farsi un’idea di chi stiamo parlando, Casalino dopo il GF del 2000, entrò a far parte della corte di Lele Mora. Celebri le sue liti con personaggi come Platinette e Solange per il suo non dichiarare la propria omosessualità (successivamente venuta pienamente allo scoperto) e con Tina Cipollari di Uomini e donne.
Un pregevole curriculum che gli ha meritato lo stipendio che prende oggi e che si compone di tre voci: 91mila euro di trattamento economico fondamentale a cui si aggiungono 59mila euro di emolumenti accessori e 18mila di indennità. Per un totale, appunto, di poco inferiore ai 170mila euro annui. Una cifra assai più alta di quella che spetta allo stesso Presidente del Consiglio Conte il quale, non essendo deputato, deve accontentarsi di “soli” 114mila euro lordi all’anno.

Ma, purtroppo, c’è chi ha fatto anche peggio di lui. Renzi presidente del Consiglio, non ancora parlamentare, si ritrovò a guadagnare meno del suo portavoce, e oggi deputato del Pd, Filippo Sensi. Anche in quella circostanza le cifre erano le stesse: 114mila euro per Renzi e 169mila per Sensi. Il team dell’ufficio stampa di Matteino da Rignano si basava su 4 persone tra cui Sensi, appunto, come portavoce, per un costo complessivo di 335mila euro. Ma alla fine del mandato i costi erano lievitati a 605mila euro per un organico di sette persone.

Il prezzo della demagogia

Va precisato che ogni governo ha sempre teso, con il passare dei mesi e degli anni, ad aggiungere ulteriore personale e relativi costi. Il “governo del Cambiamento” spende, ad esempio, più di tutti gli altri esecutivi di cui sono reperibili i dati fino ad oggi. L’ufficio stampa e del portavoce di Conte ha in organico 7 persone per un costo complessivo di 662mila annui, di cui 169 mila vanno, appunto, a Rocco Casalino.

Alla faccia dei risparmi sulle spese per aiutare il Paese in declino. Altro che taglio dei parlamentari. La demagogia, in certi casi, non ha prezzo.


Fabrizio Boschi, classe 1974, originario di Fucecchio (Firenze), è laureato in Relazioni internazionali alla facoltà di Scienze Politiche "Cesare Alfieri" di Firenze. Dopo qualche esperienza all'estero nelle organizzazioni internazionali (Osce, Croce Rossa Internazionale), intraprende la carriera giornalistica. Professionista dal 2008, dal 2002 al 2006 scrive per il "Cittadino Oggi" di Siena. Dal 2006 al 2010 lavora al "Giornale della Toscana", come inviato di cronaca nera e sanità. Nel 2010 assume l'incarico di capo ufficio stampa del Comune di Castiglione della Pescaia (Grosseto). Nel 2011 lavora a Roma come assistente parlamentare. In quel periodo collabora anche per l'emittente toscana "Italia 7". Dal 2012 vive a Milano e scrive per la redazione politica de "Il Giornale". Oggi collabora per diversi siti e testate. Ha scritto tre libri, l'ultimo uscito nel 2014 sulla scalata politica di Matteo Renzi: "La grande illusione" (Amon edizioni).


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Fabrizio Boschi, classe 1974, originario di Fucecchio (Firenze), è laureato in Relazioni internazionali alla facoltà di Scienze Politiche "Cesare Alfieri" di Firenze. Dopo qualche esperienza all'estero nelle organizzazioni internazionali (Osce, Croce Rossa Internazionale), intraprende la carriera giornalistica. Professionista dal 2008, dal 2002 al 2006 scrive per il "Cittadino Oggi" di Siena. Dal 2006 al 2010 lavora al "Giornale della Toscana", come inviato di cronaca nera e sanità. Nel 2010 assume l'incarico di capo ufficio stampa del Comune di Castiglione della Pescaia (Grosseto). Nel 2011 lavora a Roma come assistente parlamentare. In quel periodo collabora anche per l'emittente toscana "Italia 7". Dal 2012 vive a Milano e scrive per la redazione politica de "Il Giornale". Oggi collabora per diversi siti e testate. Ha scritto tre libri, l'ultimo uscito nel 2014 sulla scalata politica di Matteo Renzi: "La grande illusione" (Amon edizioni).

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