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L’opinione di Laura Pellegrini

Dal calcio alla politica: quando le metafore invadono l’attualità

Il rapporto tra calcio e politica ha radici molto antiche e continua ad essere un modo originale per intrecciare il gioco ai fatti di attualità.

metafore calcistiche nella politica
metafore calcistiche nella politica

Capita spesso di associare due mondi tra loro apparentemente diversi, ma che in realtà hanno molto in comune. Parliamo del calcio, che accomuna moltissimi tifosi italiani, e la politica, altrettanto seguita per le divertenti scorribande tra i vari leader di destra e di sinistra. La spettacolarizzazione dei ruoli istituzionali è un fenomeno sempre più visibile nella società attuale. Ogni giorno, infatti, si sente parlare di attacchi via Twitter, Facebook, Instagram; si leggono commenti ai fatti di attualità dai social più disparati e dagli ambiti più diversi. Così si possono trovare cantanti imbattersi in politica o politici che si improvvisano cantanti in televisione. Ogni riferimento è puramente casuale. Quello che emerge è che le metafore calcistiche invadono sempre più il ‘campo’ della politica.

Un altro caso d’eccezione riguarda poi i dibattiti televisivi, seguiti ormai più per gli attacchi tra i personaggi che per le idee che vengono trapelate.

Prendiamo il caso dei due Mattei: Renzi da un lato che cerca di accompagnare Salvini a un’autogoal sul caso Russia, cercando in ogni modo di tirar fuori dalla sua bocca anche la minima dichiarazione che possa comprometterlo. Dal canto suo, Salvini con tanto di cartelli e grafici, cerca di mettere in difficoltà l’avversario sui temi delle migrazioni, del PIL o dei fondi pubblici. Il tutto di fronte ad un pubblico passivo e spettatore che acclama l’uno o l’altro leader a seconda delle preferenze.

Senza volerlo, per spiegare brevemente quello che si andrà a trattare abbiamo utilizzato metafore calcistiche: “attacchi”, “autogol”, “avversario”. Ma vediamo quanto in realtà venga utilizzato questo lessico colloquiale e quotidiano all’interno del mondo politico.

Politica e calcio: un’attrazione irresistibile

Il rapporto tra calcio e politica ha radici molto antiche e continua ancora oggi ad essere uno dei modi più originali per intrecciare il divertimento del ‘giuoco’ (per dirla alla Berlusconi) ai fatti di attualità.

Dal “tutti in panchina” di Andreotti all’uscita di scena di Renzi il passo è breve. L’ex premier fiorentino disse anche di non “passare un giorno senza lottare su ogni pallone”. Ma dal lato della destra non si può non citare la ‘discesa in campo’ di Silvio Berlusconi, che ha lasciato il Milan per raggiungere la Presidenza del Consiglio.

E ancora: sui quotidiani nazionali e internazionali si ritrovano espressioni quali “clamoroso autogol” o “partita ancora aperta” anche per descrivere tensioni nel governo o tra i partiti. Risulta difficile al giorno d’oggi distinguere una prima pagina del Corriere da una della Gazzetta dello Sport. Ma a quanto pare ai cittadini questo legame, questo linguaggio colloquiale e quotidiano che fa largo uso di metafore calcistiche per descrivere la politica, piace parecchio.

Berlusconi: dal Milan a Palazzo Chigi

L’emblema di come le metafore calcistiche stiano invadendo il ‘campo’ della politica (per utilizzare appunto una metafora) è la figura di Silvio Berlusconi.

Il Cavaliere, infatti, da presidente del Milan è approdato per ben due volte a Palazzo Chigi. Con la fondazione del suo partito, Forza Italia, inoltre, ha voluto lanciare un inno, se così possiamo dire, oltre che un semplice slogan. L’appellativo “azzurri” che si associa ai forzisti, infine, sembra voler alludere alla nazionale italiana di calcio.

Anche nella descrizione dei ruoli all’interno del centrodestra unito, Berlusconi ha utilizzato un’interessante metafora con Matteo Salvini e Giorgia Meloni schierati sul campo con posizioni ben definite. Se il centrodestra fosse una squadra di calcio, aveva detto, “Matteo Salvini sarebbe un evidente centravanti di sfondamento, Giorgia Meloni uno di quei terzini che copre la fascia destra ed è capace da quella parte di andare in goal ed io naturalmente il regista a centrocampo”. Non ancora soddisfatto della formazione, inoltre, l’ex premier ha voluto aggiungere un ulteriore dettaglio: “Questa squadra (il centrodestra ndr.) ha milioni di tifosi, la maggioranza degli italiani, e deve conquistarne altri ancora: sette milioni di moderati che non vanno al voto ma si dichiarano liberali e anticomunisti”. Insomma, una descrizione perfetta del panorama politico del centrodestra unito da parte di un ex direttore di una squadra di calcio.

Il Cavaliere, infine, utilizza espressioni calcistiche anche per sdrammatizzare su episodi non troppo piacevoli. Sulla caduta a Zagabria, ad esempio, disse di essere “abituato agli sgambetti”.

Salvini, il Pd e M5s

Allusioni calcistiche associate alla politica non mancano nemmeno da parte del Movimento 5 stelle, del Partito Democratico e dallo stesso Matteo Salvini. Quest’ultimo in particolare si fa chiamare dai suoi fedelissimi il “Capitano”: nulla di più vicino alla figura di spicco di una squadra di calcio. E come dimenticare il duello del leghista contro la Capitana della Sea Watch 3, Carola Rackete. Oltre a ciò, i numerosi interventi di Salvini nel mondo del calcio non si possono dimenticare: dall’episodio dei cori razzisti a Balotelli fino alla frecciatina a Jesus Suso su Instagram (“Speriamo che Babbo Natale ti porti un po’ di velocità, grinta e voglia di giocare” aveva scritto il leghista).

matteo salvini jesus suso

Ma anche nella dialettica dei grillini o ancor di più nell’alleanza di governo è possibile trovare qualche aggancio con il campo da calcio. L’incontro-scontro tra le due forze giallo-rosse potrebbe configurarsi come una sorta di derby, nel quale però non può prevalere l’una o l’altra forza politica, ma occorre trovare una mediazione che possa incontrare gli interessi dei cittadini.

Infine, come scordare la performance del premier Giuseppe Conte che fece un baffo ai calciatori di spicco della nazionale italiana? Con il suo dribbling alla Maradona qualcuno potrebbe averlo confuso con l’omonimo coach dell’Inter.

giuseppe conte palleggi maradona

“Palla al centro” quindi, nell’attesa delle prossime metafore politico-calcistiche per spettacolarizzare i dibattiti istituzionali.

Nata a Verona, classe 1998, studentessa universitaria presso la facoltà di "Comunicazione e Società". Prima di collaborare con Notizie.it, ha scritto per L'Arena.


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Laura Pellegrini

Nata a Verona, classe 1998, studentessa universitaria presso la facoltà di "Comunicazione e Società". Prima di collaborare con Notizie.it, ha scritto per L'Arena.

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