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Coronavirus, il discorso di Mattarella: “Pensiamo al dopo emergenza”

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Un invito all'unità e a continuare a mettere in pratica le norme governative: il discorso di Mattarella nel pieno dell'emergenza coronavirus.

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Come annunciato pochi minuti prima, il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella ha tenuto un discorso alla nazione nella serata di oggi venerdì 27 marzo alle 19. Per errore il Quirinale ha però pubblicato un video sbagliato, non ancora editato e modificato con i dovuti tagli.

Per ben due volte il Capo dello Stato si è infatti dovuto interrompere, la prima per sistemarsi i capelli e la seconda perché non riusciva a leggere correttamente. Inizialmente il suo assistente Giovanni gli ha fatto notare di avere i capelli fuori posto, al che Mattarella ha esclamato: “Non vado dal barbiere neanche io!“. Poi ha invece chiesto al collaboratore di procedere più lentamente perché faceva fatica a leggere il discorso.

Coronavirus: il discorso di Matterella

Il primo pensiero si rivolge a chi ha perso la vita durante questa epidemia. Stiamo vivendo una pagina triste della nostra storia, abbiamo visto immagini che sarà impossibile dimenticare. Alcuni territori e in particolare la generazione più anziana stanno pagando un prezzo altissimo. Desidero esprimere riconoscenza a chi per tutti noi sta fronteggiando la malattia con instancabile abnegazione: i medici, gli infermieri, l’intero personale sanitario cui occorre in ogni modo assicurare tutto il materiale necessario. Numerosi sono rimasti vittime del loro impegno generoso. Ringrazio i farmacisti, le forze dell’ordine, coloro che mantengono in funzione la linea alimentare. E ancora i tanti volontari, la Protezione Civile, il commissario nominato dal governo, le imprese che hanno riconvertito la loro produzione, gli insegnanti e coloro che stanno assistendo i nostri connazionali all’estero.

Vorrei ringraziare inoltre tutti voi: i sacrifici di comportamento indicati dal governo sono accettati con grande senso civico. Da alcuni giorni vi sono segnali di un rallentamento nella crescita dei nuovi contagi. Non è un dato che possa rallegrarci, però fa pensare che quelle misure stanno producendo effetti positivi e quindi rafforza la necessità di continuare ad osservarle. Il senso di responsabilità dei cittadini è la risorsa più importante su cui può contare uno stato democratico in momenti come questo.

La riposta collettiva è oggetto di ammirazione anche all’estero come ho constatato nei colloqui telefonici con i capi stranieri. Molti di loro hanno espresso la loro vicinanza all’Italia e da diversi dei loro stati sono giunti sostegni concreti. Tutti mi hanno detto che nei loro paesi hanno preso le decisioni in base alle scelte fatte in Italia. Nell’Unione Europea la Banca Centrale e la Commissione hanno assunto decisioni finanziarie ed economiche importanti e positive sostenute nel Parlamento Europeo. Non lo ha ancora fatto il Consiglio dei Capi del governo nazionali: ci si attende che avvenga nei prossimi giorni. Mi auguro che tutti comprendano, prima che siano troppo tardi, la gravità della minaccia per l’Europa. La solidarietà non è solo richiesta dai valori dell’Unione ma è anche nel comune interesse.


Comprendo la preoccupazione che molte persone provano per l’incertezza sul futuro del proprio lavoro. Dobbiamo compiere ogni sforzo perché nessuno sia lasciato indietro. Ho auspicato che queste risposte possano essere il frutto di un impegno comune fra tutti: soggetti politici di maggioranza e opposizione, soggetti sociali e governi dei territori. Unità e coesione sociale sono indispensabili. Mentre provvediamo ad applicare gli strumenti contro le difficoltà economiche, dobbiamo iniziare a pensare al dopo emergenza, alle iniziative per rilanciare con determinazione la nostra vita sociale e la nostra economia.

Nella ricostruzione il nostro popolo ha sempre espresso il meglio di sè. Abbiamo altre volte superato periodi difficili e drammatici: riusciremo insieme anche questa volta“.

Nata in provincia di Como, classe 1997, frequenta la facoltà di Lettere presso l'Università degli studi di Milano. Collabora con Notizie.it


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Gianni

Penso che un capo di stato un grande politico ho il papa non dovrebbe leggere i copioni le parole devono uscire dal cuore e dalla mente seno ti considero un un’analfabeta senza tuoi principi


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Debora Faravelli

Nata in provincia di Como, classe 1997, frequenta la facoltà di Lettere presso l'Università degli studi di Milano. Collabora con Notizie.it

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