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La proposta del Pd: contributo di solidarietà da redditi sopra 80.000€

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Un contributo di solidarietà erogato in base al proprio reddito dai cittadini più ricchi a quelli meno abbienti: l'idea del Pd.

Pd contributo di solidarietà

Per far fronte all’inevitabile crisi economica causata dall’emergenza coronavirus, il Pd ha proposto un contributo di solidarietà da parte delle fasce più agiate della popolazione. Il che significa che, secondo la mozione presentata alla Camera, chi ha redditi che superano gli 80 mila euro dovrebbe fare un versamento “che inciderà sulla parte eccedente tale soglia” e che verrebbe utilizzato in soccorso della classe più debole della società.

Il contributo di solidarietà proposto dal Pd

Nella proposta si legge che la somma versata sarà deducibile e andrà da alcune centinaia di euro fino a decine di migliaia per redditi superiori al milione. L’ammontare della cifra da donare sarà commisurata in base al proprio reddito nel rispetto dei criteri di progressività sanciti dalla Costituzione. Il gettito atteso sarebbe di 1,3 miliardi annui. Questi andrebbero ad aggiungersi ai 400 milioni di euro stanziati ai Comuni per consegnare buoni spesa ai cittadini in difficoltà.

Un grande e solidale paese come l’Italia non può non porsi il tema di come le classi dirigenti e coloro che dispongono di redditi elevati debbano essere chiamati a contribuire a favore di chi non ce la fa“, hanno spiegato i democratici. Delrio e Melilli, sostenitori della proposta, hanno poi sottolineato come l’epidemia in corso ha portato centinaia di famiglie a non avere risorse sufficienti nemmeno per acquistare i generi di prima necessità.

E di conseguenza, a loro detta, un milione di bambini correrebbe il rischio di povertà.


L’idea che i più ricchi debbano aiutare i meno abbienti ha trovato l’immediata contrarietà di Forza Italia, che ha parlato del contributo di solidarietà come di una “corona-tassa” o Covid tax. Mariastella Gelmini ha inoltre sottolineato che se il calcolo viene effettuato con la dichiarazione relativa al 2019, in cui professionisti e partite Iva hanno fatturato regolarmente, “tanti che oggi non lavorano dovrebbero anche pagare“.

Nata in provincia di Como, classe 1997, frequenta la facoltà di Lettere presso l'Università degli studi di Milano. Collabora con Notizie.it


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Debora Faravelli

Nata in provincia di Como, classe 1997, frequenta la facoltà di Lettere presso l'Università degli studi di Milano. Collabora con Notizie.it

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