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Mario Monti sul Mes: “Fu preparato con al governo Berlusconi e Lega”

L'ex premier Mario Monti ha affermato che quando il Mes venne deciso nelle sedi europee in Italia era al governo il centrodestra di Lega e Berlusconi.

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Anche Mario Monti entra nel bel mezzo della polemica politica di questi giorni sull’origine del Mes, dopo che il presidente del Consiglio Conte ha fatto risalire all’ultimo governo di centrodestra la responsabilità politica della sua approvazione. L’ex premier dal 2011 al 2013 ha infatti sostanzialmente confermato le parole di Conte, precisando tuttavia di aver rifiutato egli stesso l’attivazione del Mes per l’Italia quando venne chiamato all’epoca alla guida dell’esecutivo.

Mes, le parole di Mario Monti

In un editoriale scritto per il Corriere della Sera, Mario Monti precisa che il Mes venne deciso quando in Italia era insediato il quarto governo Berlusconi: “Il richiamo ai fatti dovrebbe indurre a maggiore lucidità.

Il Mes rappresenta l’evoluzione del Fondo europeo per la stabilità finanziaria (Fesf). Il Fesf prima e il Mes poi sono stati preparati e decisi a livello europeo nel 2010-2011 con l’Italia rappresentata da Silvio Berlusconi nel Consiglio europeo e da Giulio Tremonti nell’Ecofin ed Eurogruppo”.

Tuttavia, lo stesso Monti in seguito aggiunge come egli stesso volle evitare l’attivazione del Mes per l’Italia, memore da quanto accaduto in Grecia poco tempo prima con la calata della Troika a seguito della crisi economica che investi il paese ellenico: “L’umiliante esperienza fatta dalla Grecia con la troika, creata con il Fesf, fu tra le ragioni che mi indussero ad escludere la richiesta di aiuti, che avrebbe comportato la calata della troika su Roma, e a chiedere al Parlamento di approvare una dura manovra”.

Proprio in riferimento a ciò, l’ex premier auspica che Giuseppe Conte non si avvalga dello strumento del Mes, rischiando di prendersi poi la colpa per un meccanismo economico la cui approvazione va fatta risalire a chi in questi giorni lo sta attaccando: “Non sarò certo io, perciò, a raccomandare a Conte di andare sotto le forche caudine di meccanismi preparati in Europa da un governo Berlusconi-Lega, che poi passò ad altri l’onere di evitare il default dell’Italia.

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