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Renzi sugli aiuti anti crisi: “Sovietizzare l’Italia? No grazie”

Matteo Renzi attacca Orlando e definisce la sua proposta un tentativo di "sovietizzare l'Italia".

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Matteo Renzi si dice contrario a “sovietizzare l’Italia” e scatena la polemica sui social network. In un post pubblicato su tutte le sue piattaforme ufficiali, il politico risponde in maniera durissima alla proposta di Andrea Orlando, vicesegretario del Pd, che vorrebbe statalizzare a più non posso in merito agli aiuti anti crisi per l’emergenza Coronavirus.

Renzi; “Sovietizzare l’Italia? No grazie”

“Se lo Stato finanzia le aziende deve avere un posto nei Cda“, dichiara Orlando durante un’intervista a La Stampa, “Non c’è nulla di ideologico, ma se prendi i finanziamenti è necessaria la garanzia che non delocalizzi o tagli la manodopera”.

Queste le parole che hanno scatenato Matteo Renzi, leader di Italia Viva, e l’attacco diretto al vicesegretario del Pd.

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In tempi di crisi in tutto il mondo gli Stati danno soldi alle imprese per ripartire: prestiti o contributi a fondo perduto. Solo in Italia qualcuno chiede che lo Stato in cambio abbia posti in Consiglio d’Amministrazione. Noi siamo contrari. Sovietizzare l’Italia? No grazie

A post shared by Matteo Renzi (@matteorenzi) on May 7, 2020 at 1:46am PDT

“In tempi di crisi in tutto il mondo gli Stati danno soldi alle imprese per ripartire: prestiti o contributi a fondo perduto.

Solo in Italia qualcuno chiede che lo Stato in cambio abbia posti in Consiglio d’Amministrazione”, scrive furente Renzi, “Noi siamo contrari. Sovietizzare l’Italia? No grazie”.

“Ripartire per un’Italia sana”

Per il leader di Italia Viva servono interventi di aiuto a chi si trova in difficoltà ma per far ripartire l’economia vanno dati soldi. “Altrimenti tra sei mesi i sussidi saranno finiti, il debito sarà al 160 per cento del Pil e le persone scenderanno in piazza, mentre i mercati internazionali balleranno”, dichiara nella sua e-news settimanale, “Se vogliamo un’Italia sana, bisogna ripartire!”.

Secondo quanto afferma, il Paese è in procinto di vivere uno “tsunami occupazionale” nel giro di qualche mese: non c’è tempo da perdere.

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