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Fase 2, Zaia: “Trattativa Governo e Regioni: un calvario”

Il governatore Zaia racconta la trattativa tra regioni e governo per la riapertura e rivendica l'importanza dell'autonomia regionale.

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Il governatore della regione Veneto, Zaia, continua a essere critico sull’operato del Governo nella gestione dell’emergenza e rivendica maggiore autonomia delle regioni. Nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera racconta le difficoltà nella trattativa tra governatori e governo e quello che si aspetta nelle prossime settimane.

Coronavirus, Zaia: scontro tra regioni e Governo

Il governatore leghista Zaia spiega il dietro le quinte della trattativa tra regioni e Governo, definendola un calvario. Dopo un tira e molla durato un intero week end, le linee guida per le regioni sono arrivate solo domenica 17 maggio, nel pomeriggio: troppo tardi per organizzare per tempo la riapertura, prevista per il giorno successivo.

Il governatore della regione Veneto, però, aveva già distribuito le linee guida di sabato. Da qui parte la riflessione di Zaia sull’importanza dell’autonomia delle regioni: “Pensi cosa sarebbe successo se questa epidemia fosse stata gestita tutta da Roma”, dice. “Vista da Roma l’autonomia è una sottrazione di potere. Vista da noi, è una forma di responsabilità.

Io credo che irresponsabile sia chi non vuole l’autonomia. Da qui discendono certi pasticci”, continua il governatore Zaia.

Le cause della mala gestione dell’emergenza sanitaria, quindi, si possono trovare nella gestione centrale di Roma, che se avesse gestito questa situazione interamente da sola non sarebbe riuscita a resistere. “Sono mancate le indicazioni basilari – continua il governatore –. Qui tutto è avvenuto per scelte nostre, a partire dalla chiusura di Vo’ Euganeo e dai tamponi che abbiamo fatto subito”.

Sulla proposta di Salvini e Giorgetti di unirsi alle 116 nazioni che vogliono aprire un’indagine sulla nascita della pandemia e sulla gestione delle autorità cinesi, risponde: “Io penso che la verità si debba sapere. Lo dico anche per la comunità cinese, e non credo si tratti di lesa maestà: se l’epidemia fosse nata in Italia il mondo cosa avrebbe detto? Legittimo chiedere la verità nella massima legalità. Peraltro, avremmo potuto aspettarci che se ne facesse carico l’Oms in autonomia”.

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