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“Troppo rischioso”: il CTS stoppa la riapertura della Lombardia

Per il Comitato Tecnico Scientifico la riapertura totale della Lombardia e i conseguenti spostamenti tra Regioni è un rischio troppo elevato.

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Il Comitato Tecnico Scientifico frena sulla riapertura della Lombardia

La riapertura di Regione Lombardia è un qualcosa di “troppo rischioso”. Ad affermarlo, questa volta, sono gli scienziati che compongono il cosiddetto Comitato Tecnico Scientifico. I consiglieri di Giuseppe Conte durante la pandemia da Coronavirus starebbero invitando Palazzo Chigi a procedere con maggiore cautela.

I contagi nell’area lombarda sono ancora troppo elevati e, perciò, aprire mercoledì 3 giugno risulta essere un azzardo troppo grande. Ma la componente politica non è concorde su questa linea: Conte e Speranza devono mediare con Fontana e Sala.

Proprio il sindaco di Milano, in una delle ultime uscite pubbliche, ha evidenziato: “Se non dobbiamo riaprire ce lo facciano sapere prima, non all’ultimo minuto”. Venerdì 29 maggio arriverà il definitivo verdetto del Comitato Tecnico Scientifico in merito agli spostamenti tra Regioni e, di conseguenza, alla riapertura della Lombardia.

Riapertura Lombardia: stop degli scienziati

Il verdetto del comitato sarà sulla base della curva epidemiologica e improntato alla massima cautela.

Inoltre, conterrà tre condizioni per riaprire: un serio tracciamento dei contatti, una rigorosa sorveglianza dei casi a rischio e la quarantena senza sconti per chi ha avuto contatti con persone positive. E durante l’incontro tra Francesco Boccia, Ministro degli Affari Regionali, e Attilio Fontana, governatore lombardo, la linea emersa è quella della cautela.

“È opportuno attendere il flusso dei dati fino a giovedì per effettuare valutazioni più circostanziate” si legge in una nota congiunta inviata da Palazzo Lombardia. La strategia di Roberto Speranza, invece, è un’altra: “Vedremo i dati del 30 maggio, riuniremo le Regioni e valuteremo”.

Così da poter valutare le riaperture di lunedì 18 maggio, ovvero quando ha avuto effettivamente inizio la fase 2. Per questo anche Boccia ricorda che il passaggio chiave sarà la valutazione dei dati del monitoraggio che farà il ministro della Salute: “Se l’Italia sarà tutta a basso rischio il 3 giugno si rimette in cammino, ma sempre con grande cautela”.

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