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Le riforme per il Recovery Fund che l’Italia dovrà realizzare

Tra le riforme per il Recovery Fund che l'Italia deve affrontare c'è il rischio 'addio' a Quota 100: il Bel Paese osservato speciale.

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Le riforme per il Recovery Fund che l'Italia dovrà affrontare

Dopo quattro giorni di trattative in seno al Consiglio Europeo è stato raggiunto l’accordo sul Recovery Fund: una giornata storica, quella di martedì 21 luglio, per i leader del Vecchio Continente. Una dotazione di 750 miliardi di euro per far fronte all’emergenza Coronavirus.

Come già evidenziato, l’Italia ne beneficerà per circa 209, un’importante fetta della torta. Per gestirli, il Premier Conte ha già intenzione di formare una task force specifica: sarà compito di quest’ultima stabilire quali riforme l’Italia dovrà affrontare per il Recovery Fund. Perché il Bel Paese è “osservato speciale” dai ‘Frugali‘ e non solo.

Le riforme per il Recovery Fund

Su richiesta del Premier olandese Rutte, infatti, prima dell’approvazione annuale del Programma di Governo, peserà il giudizio di Bruxelles che dovrà dare il lasciapassare: questo sarà votato anche dai ministri a maggioranza qualificata.

Si tratta, nello specifico, di un gruppo di Paesi che rappresenta il 35% della popolazione che potrebbero bloccarlo. Numeri alla mano, al momento, i ‘Frugali’ però dovrebbero trovare l’appoggio di un grande partner che non c’è.


La precondizione per accedere al Recovery Fund, nel momento in cui si presenta il Piano di Riforme in ogni Paese (non solo in Italia dunque) deve rispettare i seguenti temi: politiche verdi, digitali e delle raccomandazioni Ue 2019-2020. Per l’Italia, inoltre, focus sulle riforme di pensioni, lavoro, giustizia, pubblica amministrazione, istruzione e sanità. Ciò potrebbe mettere a repentaglio, per esempio, Quota 100 che è ancora in fase sperimentale. Perché il Bel Paese deve ridurre il debito pubblico per poter avere accesso, effettivamente, al Recovery Fund.

Il Premier Conte, in merito, si è espresso così: “Ovviamente è giusto che ci sia un sistema di verifiche e che sia stato concepito in relazione all’implementazione dei progetti. Ma era una pretesa inaccettabile che il singolo Paese potesse esercitare diritti di veto. Non lo avrei mai concesso, non l’ho concesso e sono soddisfatto del risultato raggiunto”.

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