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Referendum, il Ministro D’Incà: “Votare sì è il primo passo, poi la riforma elettorale”

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Intervista al ministro per i rapporti con il Parlamento Federico D'Incà alla vigilia del referendum sul taglio dei parlamentari.

Referendum taglio dei parlamentari, intervista a D'Incà

Federico D’Incà è ministro per i rapporti con il Parlamento e le Riforme nel governo Conte bis, è stato attivista del Movimento 5 stelle dai primi meetup e come pochi conosce il cavallo di battaglia pentastellato sul taglio del numero dei parlamentari, su cui gli elettori saranno chiamati a esprimersi il 20 e il 21 settembre.

Intervistato da Notizie.it, il ministro risponde alle critiche mosse alla riforma e rassicura: “Non si riduce l’efficienza del Parlamento e non si manomette la Costituzione”.

D’Incà sul referendum taglio dei parlamentari

La riforma costituzionale oggetto del quesito referendario potrebbe portare il numero dei parlamentari da 945 a 600. Viene pregiudicata la funzionalità delle Camere legislative? Si delegittima il Parlamento?

Assolutamente no. La riforma riduce il numero dei parlamentari, non il Parlamento. Anzi, a livello comparato le Camere più rappresentative e forti sono proprio quelle più contenute nei numeri. Tutti sanno che la Camera più potente al mondo è il Senato degli Stati Uniti, che non si piega al Presidente nemmeno quando è dello stesso colore politico.

Ebbene, è una Camera di 100 membri per 330 milioni di cittadini. Quanto alla funzionalità, già oggi il Senato fa le stesse cose della Camera con la metà dei membri. Abbiamo mai sentito dire che il Senato sia in difficoltà? No, anzi, quindi non ci sono affatto problemi. Dopodiché, si tratterà di accorpare alcune Commissioni al Senato ma non vedo difficoltà a farlo.

Con la modifica si risparmierebbero circa 57 milioni l’anno (lo 0,007 della spesa pubblica). Ha senso manomettere la Costituzione per un risparmio così irrisorio?

Come vede non si manomette affatto la Costituzione. Si tratta di una riforma puntuale, circoscritta a una sola questione. E si tratta di una riforma che migliora il Parlamento e la sua capacità rappresentativa, che lo rende più forte rispetto al Governo. Sicché il risparmio è una conseguenza ulteriore, che, quale che sia la sua entità, non può che essere valutato positivamente.

In ogni caso non è nemmeno così irrisorio. Non si tratta di 57 milioni ma di 100, cioè il 7% delle spese per il Parlamento. Trovo curioso raffrontare il risparmio rispetto al totale della spesa pubblica: se usassimo questo criterio, ogni risparmio sarebbe irrilevante e non dovremmo farne alcuno. Se tutte le amministrazioni pubbliche risparmiassero il 7% migliorando la loro funzionalità, come fa il Parlamento con questa proposta, avremmo fatto un bel passo in avanti.

Si dice che è solo una piccola riforma che non prevede altri interventi mirati che sarebbero necessari. Per esempio, perché non si è eliminato il Senato, superando la questione del bicameralismo? E poi, non sarebbe preferibile scegliere i rappresentanti meglio anziché di meno?

Quanto al bicameralismo, le forze politiche hanno opinioni molto divergenti, diversamente che sul tema della riduzione del numero dei parlamentari in cui in Parlamento c’è stato un voto finale praticamente unanime. È curioso che qualcuno dica no a questa riforma perché ne vuole un’altra, che, quando è stata proposta, è stata bocciata dagli italiani e che attualmente non incontra sufficiente consenso nelle Camere. Per cui io dico che è meglio una piccola riforma utile e col consenso di tutti che un percorso inconcludente e divisivo. Detto questo, non abbiamo mai sostenuto che questa riforma risolverà tutti i problemi della democrazia. È un primo passo avanti. Ad esso seguirà la riforma elettorale. In quella sede si adotteranno meccanismi perché gli elettori siano posti in grado di scegliere meglio i propri rappresentanti. Questo tema, che è molto importante, non si risolve infatti intervenendo sulla Costituzione ma appunto sulla legge elettorale. E questo si farà.

Ultima domanda. Non è che si sostiene una riforma incompleta solo per sostenere il governo?

La riforma è stata votata da tutte le forze politiche, non dalla sola maggioranza. Il Governo non l’ha nemmeno presentata perché è di iniziativa parlamentare. Dopodiché, io penso che il referendum sia uno strumento col quale il popolo si esprime rispetto alla proposta. Perché confondere le acque con valutazioni politiche nemmeno chiare? La domanda è chiara stavolta: volete 945 parlamentari o 600? Che c’entra il Governo?

Mario Barbati è un giornalista italiano. Si occupa di politica, cronaca parlamentare e delle mutazioni delle generazioni del nuovo millennio.


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circonvenzioni telefoniche e camionisti di merda
17 Settembre 2020 18:14

povera italia

petronillo politico corrotto corrotto
17 Settembre 2020 20:14

non concento a nessuno


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Mario Barbati

Mario Barbati è un giornalista italiano. Si occupa di politica, cronaca parlamentare e delle mutazioni delle generazioni del nuovo millennio.

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