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Tutte le volte che Salvini ha detto: “Voto sì al taglio dei parlamentari”

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Salvini ha ribadito in più occasioni che avrebbe votato sì al taglio dei parlamentari, ma cosa potrebbe accadere se vincesse il no?

Salvini Sì al referendum

Il segretario della Lega Matteo Salvini ha più volte, nel corso di questa campagna elettorale per il voto regionale, “strillato” che la posizione del suo partito nel referendum sul taglio dei parlamentari è per il . Un messaggio di coerenza per il leader del Carroccio visto che in aula è stata quella la scelta dei parlamentari leghisti e la sua parola è sempre la stessa “non come quella di un Renzi qualunque che una volta dice Sì e una volta dice no”, citando le sue parole.

Il sì però sembra non essere condiviso a pieno nel partito, tant’è che il numero due leghista, prima amico e ora avversario di Salvini, Giancarlo Giorgetti, si è pubblicamente schierato contro il taglio dei parlamentari. Il quadro politico è abbastanza chiaro: Lega, M5s e Pd voteranno dalla stessa parte, non con pochi malumori, ma viene da chiedersi se in caso di vittoria del No la posizione del leader del Carroccio non possa cambiare per continuare a screditare il governo rappresentato proprio dalle altre due forze politiche.

Salvini vota sì al taglio dei parlamentari

Come detto il sì della Lega è stato ripetutamente confermato da Salvini. Lo ha affermato a Stasera Italia su Rete 4 il 26 agosto scorso quando aveva detto “Sappiamo cosa scegliere. Ho votato per il taglio, confermerò il taglio dei parlamentari“. Pensiero ribadito da Salvini anche il 31 agosto a Quarta Repubblica e il 18 settembre al TgLa7 : “Abbiamo mantenuto le nostre promesse.

Abbiamo votato quattro volte il taglio dei parlamentari e continuerò a farlo. Sono soltanto 3 esempi delle innumerevoli volte in cui il segretario del Caroccio ha ribadito la propria posizione, ora bisognerà attendere il risultato delle urne.

Gli scenari dopo il referendum

Il risultato del referedum avrà un forte connotato politico e potrà essere usato come arma di propoganda dalle forze del parlamento. Il M5s ne ha fatto un elemento distintivo, in caso di vittoria del sì esulterebbe e inizierebbe forse quella sua opera di ristrutturazione interna, mentre il no rappresenterebbe la conferma di essere stato definitivamente scaricato dal proprio elettorato. Sarebbe il segnale che l’antipolitica, da sempre caposaldo pentastellato, avrebbe perso.

La Lega guarda a tutto questo con attenzione e Salvini deve gestire gli equilibri interni. Per lui il referendum è “il sale della democrazia”, ma una vittoria del no potrebbe essere un tema assai ghiotto per poter attaccare gli ex alleati di governo del MoVimento. Strategia politica, che non sempre va d’accordo con la coerenza. Zaia e Giorgetti aspettano le mosse del “Capitano” e sono pronti, nel caso, a metterne in discussione la leadership. Salvini confermerà la sua posizione sul sì anche dopo l’esito delle urne?

Nato a Latina nel 1991, è laureato in Economia e Marketing. Dopo un Master al Sole24Ore ha collaborato con TGcom24, IlGiornaleOff e Radio Rock.


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Riccardo Castrichini

Nato a Latina nel 1991, è laureato in Economia e Marketing. Dopo un Master al Sole24Ore ha collaborato con TGcom24, IlGiornaleOff e Radio Rock.

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