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Dpcm ottobre, Palazzo Chigi: “No alla chiusura anticipata dei locali”

In attesa del nuovo Dpcm di ottobre, arriva la smentita di Palazzo Chigi: "No a coprifuoco e chiusura di bar, ristoranti e locali".

Dpcm ottobre matrimoni
Dpcm ottobre matrimoni

Come sta accadendo nel resto d’Europa, dalla Francia al Belgio e dal Regno Unito a Madrid, preoccupa l’andamento del coronavirus in Italia, dove si teme una nuova ondata. La risalita costante dei contagi ha spinto il governo ad adottare nuove misure restrittive, che permettano di contenere la diffusione del virus.

In attesa della firma del premier Conte, vengono anticipati alcuni provvedimenti previsti dal Dpcm di ottobre 2020, dalla mascherina obbligatoria anche all’aperto a limitazioni per locali e feste private.

Arriva però la smentita da Palazzo Chigi. Secondo quanto riportato dall’agenzia Agi, il governo non avrebbe “nessuna intenzione di chiudere ristoranti, bar e locali come si legge su alcune testate, nè di anticiparne l’orario di chiusura introducendo di fatto un coprifuoco” (come invece è già avvenuto in Campania per effetto di un’ordinanza firmata dal governatore De Luca nel primo pomeriggio del 5 ottobre).

Dpcm ottobre: restrizioni per matrimoni e feste?

Secondo indiscrezioni trapelate nella mattinata e nei giorni precedenti, il governo avrebbe deciso di confrontarsi con le Regioni per scegliere quali misure adottare per arginare la diffusione del virus.

Si attendono anche i suggerimenti delle opposizioni nel corso del dibattito parlamentare di martedì 6 ottobre, quando il ministro della Salute Roberto Speranza riferirà alle Camere i contenuti del nuovo Dpcm e chiederà la proroga dello stato di emergenza fino al 31 gennaio 2021. Dal governo, inoltre, pare si voglia impedire ai governatori di poter emettere ordinanze locali, che potrebbero rivelarsi meno restrittive rispetto alla linea imposta da palazzo Chigi, evitando così quanto accaduto fino allo scorso maggio.

Speranza ha già fatto sapere che si sta facendo il possibile per scongiurare un nuovo lockdown. Al momento la situazione negli ospedali appare sotto controllo, ma aumentano il numero dei ricoverati. Per questo motivo, si vogliono prendere provvedimenti più severi.

I molti contatti fuori delle scuole e dai locali pubblici, dove le persone si accalcano senza mantenere la distanza di sicurezza, hanno spinto il governo a imporre l’uso della mascherina anche negli spazi aperti. Il divieto di assembramento rimane in vigore, così come la volontà di intensificare i controlli grazie alla polizia locale e ai soldati impegnati nell’operazione “Strade sicure”.

Oltre a matrimoni e battesimi, anche per le feste private è consentito un numero massimo di 200 invitati. Resta valido il divieto di ballo. Obbligatorio, inoltre, indossare la mascherina quando si sta al chiuso e non è possibile mantenere il distanziamento. La regola è da applicare anche nei cinema e nei teatri.

Nuove restrizioni anche per bar e ristoranti, per i quali il governo sta pensando a una chiusura anticipata alle ore 23, massimo a mezzanotte. Di tale provvedimento, tuttavia, si discuterà con i governatori. Si spera così di individuare la soluzione più opportuna e in grado di mettere tutti d’accordo. Oltre alla necessità di porre un freno all’emergenza sanitaria, l’obiettivo è quello di non apportare gravi danni a un settore che sta già affrontando una difficile crisi economica.

Le Regioni

Nel corso della Fase 1, le Regioni potevano emettere soltanto provvedimenti più rigidi, mai deroghe rispetto alle misure nazionali. Il 18 maggio si decise di restituire ai governatori pieni poteri di intervento. Alla luce del recente incremento dei contagi in Italia, è forte la tentazione di tornare indietro.

Da Giovanni Toti arriva la prima replica: “Riterrei intollerabile togliere poteri alle Regioni all’indomani della rinnovata fiducia alla maggior parte dei governatori che hanno gestito emergenza Covid. Sarebbe un vero e proprio esproprio democratico. Le Regioni hanno dimostrato capacità, lucidità ed esperienza sul territorio. Gli Enti locali hanno contribuito in modo decisivo alla gestione dell’emergenza e alla fase della ripartenza. Interventi mirati di chi conosce il territorio possono essere più efficaci di misure generalizzate che deprimono l’economia con risultati modesti sul fronte dell’epidemia.

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