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L’opinione di Natale Cassano

Coronavirus, la Puglia è l’emblema dell’Italia che non ha saputo prevenire

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In Puglia come nel resto d'Italia una programmazione di interventi da parte delle istituzioni che purtroppo, ormai è chiaro, non c’è stata.

Emiliano puglia

La doccia fredda per migliaia di famiglie in Puglia è arrivata da un’intervista del governatore Michele Emiliano a Sky Tg24: dal 29 ottobre stop alla didattica in presenza in tutte le scuole di ordine e grado. E forse non è un caso che la notizia giunga mentre va in scena per strada a Bari l’ultima protesta dei commercianti per le chiusure imposte dall’ultimo Dpcm emanato dal Consiglio dei ministri, che impone ai ristoratori di abbassare le saracinesche alle 18.

E scorrendo le immagini della rabbia in piazza nel capoluogo, tra insulti a Conte, fumogeni e slogan negazionisti (“Il virus non uccide nessuno, è ormai chiaro che c’è dietro qualcosa” urla nel megafono chi è in testa al corteo), sembrano passati secoli dagli inviti televisivi di Emiliano a venire in Puglia in estate perché “la regione è sicura”. Invece sono passati pochi mesi dall’estate e il quadro appare totalmente mutato, così come diversa è la faccia del governatore, costretto a fare i conti con una realtà che ha superato le più nere aspettative.

E la Puglia diventa emblema di un sistema nazionale che non ha saputo prevenire in tempo un virus bastardo, capace di ritrovare uno spazio di conquista quando i bollettini ‘covid free’ ci hanno fatto abbassare la guardia. E forse l’app Immuni è il miglior esempio dell’inefficienza tutta italiana che ha permesso alla pandemia di proseguire il suo corso dopo la Fase 1, rendendola più spaventosa di quando il mondo a gennaio era stato colto di sorpresa da una minaccia che non conosceva.

L’hanno dimostrato i tanti articoli di denuncia, ultimo dei quali il servizio di Giulio Golia delle Iene, che dal Ministero della Salute riceve risposte fumose sul perché un’applicazione scaricata oltre 9 milioni di volte, siano stati registrati al momento poco più di 1.200 positivi. Un dato che fa riflettere, soprattutto se pensiamo che l’ultimo bollettino Covid nazionale supera i 26mila casi in un giorno.

E se dal generale vogliamo tornare al particolare della Puglia, è sempre più chiaro che ancora si stia brancolando nel buio, e che la chiusura delle scuole sia l’ennesima conferma.

Gli ospedali sono in difficoltà, tanto che dalla Regione è stato chiesto anche ai medici pensionati di ritornare in servizio per rimpinguare le fila di un sistema sanitario costretto a bloccare i ricoveri non urgenti e l’attività intramoenia per focalizzare il personale sull’emergenza pandemia.

In molti, quando l’ordinanza della Regione Puglia da domenica 24 ottobre impose il blocco solo per due giorni, si chiesero il perché di un provvedimento così limitato nel tempo: “Difficile vedere risultati in così poco tempo” era stata la replica delle associazioni di categoria del settore sanitario pugliese.

Con la proroga a tempo indeterminato del provvedimento il lunedì successivo, si è compreso che quella programmazione negli interventi che dopo la Fase 1 si sperava sarebbe diventata realtà, ancora non c’è.

E che questa pandemia ci sta travolgendo come un masso in rapida caduta da un crinale. Forse l’unico muro che davvero è rimasto è il lockdown, quella parola tanto temuta dal premier Conte e che diversi governatori hanno invece sposato (tra cui lo stesso Emiliano). La chiusura generale significherà un probabile collasso per l’economia italiana, ma a questo punto è difficile vedere una luce in fondo al tunnel, se non con misure urgenti. La vera domanda da farsi è: ‘Poteva essere evitato?’.

Le colpe non sono totalmente da attestarsi a chi incautamente non ha rispettato il distanziamento o ha indossato la mascherina quando il virus sembrava ormai nella sua fase calante. Serviva una programmazione di interventi da parte delle istituzioni – sia nazionali, sia regionali – che purtroppo, ormai è chiaro, non c’è stata. Speriamo che quando l’ipotesi lockdown diventerà – purtroppo – una realtà, si riesca a imparare qualcosa da tutto questo, perché una guida ispirata purtroppo è mancata, con tutte le attenuanti del caso legate all’eccezionalità dell’evento. E non è un qualcosa che potremo permetterci in futuro.

Natale Cassano è nato a Bari, nel 1989. Giornalista professionista dal 2015, ha lavorato negli anni per quotidiani, testate web e televisioni. Attualmente collabora con La Repubblica e con il sito d’informazione BariToday, oltre a svolgere mansioni di ufficio stampa per diversi enti culturali. Da sempre alla ricerca del lato umano delle storie, si occupa di cronaca bianca, che ha imparato a veicolare anche attraverso la lente della videocamera. Ha scritto due romanzi "Inseguire un fantasma" (Eretica Edizioni) e "La storia che non ti ho raccontato" (Florestano Edizioni).


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Natale Cassano

Natale Cassano è nato a Bari, nel 1989. Giornalista professionista dal 2015, ha lavorato negli anni per quotidiani, testate web e televisioni. Attualmente collabora con La Repubblica e con il sito d’informazione BariToday, oltre a svolgere mansioni di ufficio stampa per diversi enti culturali. Da sempre alla ricerca del lato umano delle storie, si occupa di cronaca bianca, che ha imparato a veicolare anche attraverso la lente della videocamera. Ha scritto due romanzi "Inseguire un fantasma" (Eretica Edizioni) e "La storia che non ti ho raccontato" (Florestano Edizioni).

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