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L’opinione di Sara Giudice

Caro Presidente De Luca, siamo stra-mamme, non “mammine” e chiediamo rispetto

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Il Presidente della Regione Campania ha definito una "mammina" la donna preoccupata per il futuro di sua figlia, costretta alla didattica a distanza. Invece è una Stra-mamma.

Coronavirus De Luca lockdown
Coronavirus De Luca lockdown

Vincenzo De Luca, Presidente della Regione Campania, ha due figli: Piero De Luca, deputato del Partito Democratico, classe 1980 e Roberto, candidato in pectore della città di Salerno, già amministrata dal “”papino”, Vincenzo. Nessuno si offenderà, nemmeno il governatore, se mi permetto di usare un simpatico vezzeggiativo per indicare il ruolo che ricopre nella società il Presidente sceriffo, ovvero quello di padre, oltre a quello di Presidente della Regione.

Non voglio certamente intendere che sia un padre piccolo o piccolino; come potrei mai asserirlo… siamo di fronte a un genitore che ha offerto opportunità irripetibili ai suoi amati figli, che grazie a lui, hanno ereditato la passione incontenibile per la politica. E non voglio nemmeno immaginare quanto abbiano dovuto faticare per farsi strada, quanta gavetta, quanto sudore. Massimo rispetto per questo “papino” generosissimo.

Sulle doti comunicative del Presidente della Regione, però, inizio ad avere fortissimi dubbi.

Se infatti durante il lockdown, quella versione da padre padrone/sceriffo arrabbiato poteva a tratti essermi simpatica, la deriva dell’ultima sua dichiarazione nel quale deride una concittadina, madre di una bambina, apostrofandola come “mammina”, sta assumendo i contorti del maschilismo più cupo, del paternalismo più bieco, quello che ormai ordina senza nemmeno sentirsi in dovere di dare una motivazione lucida, senza urlare.

Chissà perchè poi, quella madre preoccupata del futuro di sua figlia, per il Governatore della Campania è una “mammina”.

È forse piccola? Non lo so. Sicuramente è molto preoccupata, come tutti i genitori, della mancanza di interazione sociale dei suoi figli, che hanno ormai come amichetti solo gli schermi di computer con i quali si connettono per seguire la didattica a distanza. È una madre che protesta, che si interroga, che si chiede se sia davvero l’unica strada possibile.

Perchè non chiamarla una Stra-mamma, una mamma con tanto bisogno di essere rassicurata, coinvolta, compresa? Chissà da dove viene quella stra-mamma, chissà se è disoccupata, in quale quartiere vive, quali opportunità può dare.

Chissà se ha paura che la figlia, senza scuola, possa smarrirsi nella solitudine della strada, con tutti i rischi che Napoli conosce molto bene.

Chissà chi è il “papino” di quella figlia, chissà se con lei è stato o potrà essere così generoso, come il Presidente De Luca con Piero e Roberto. Chissà se è davvero un organo geneticamente modificato, come teme il Governatore, o se è sola una bambina impaurita.

Un uomo di governo quando si rivolge ai suoi cittadini, dovrebbe pensarli un po’ come i suoi figli.

E i figli hanno bisogno di severità quando serve ma anche di accortezza, quando si vivono momenti di grande sofferenza come quelli che scandiscano le nostre giornate, private della normalità.

Al Presidente invece, sembrano non bastare mai le cartucce del suo “lanciafiamme”, puntate sempre sui più deboli. De Luca ci racconti cosa non ha funzionato e non funziona nel sistema di tracciamento della sua regione, nelle Asl che non rispondono ai malati che si sono contagiati, dica qualcosa di utile ai familiari che traportano i cari negli ospedali e trovano il pronto soccorso chiuso.

L’avanspettacolo permanente è finito, non siamo “mammine”, siamo stra-mamme angosciate, senza alcun bisogno di paternalismi.

Sara Giudice, milanese di nascita e apolide nel cuore, classe 1986. Laureata in Lingue e Comunicazione alla Iulm di Milano e master in comunicazione presso la business school del sole 24 ore. Cresciuta a pane e politica, è grazie ai libri di Oriana Fallaci che esplode la sua passione giornalistica. Ha iniziato la carriera televisiva presso la televisione americana Class Cnbc come inviata politica. Arrivata a La7 lavora prima per la trasmissione In Onda poi per PiazzaPulita, collabora con Il Fatto Quotidiano e l'Inkiesta. Nel 2017 ha vinto il premio Giancarlo Siani con un'inchiesta sul traffico illecito di rifiuti a Roma, nel 2019 il Premio Maurizio Rampino con un'inchiesta sulla criminalità ad Afragola. Insieme ad altri colleghi ha scritto il libro "Italia sotto inchiesta" pubblicato da Meltemi. Il mio motto? "Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla".


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Sara Giudice, milanese di nascita e apolide nel cuore, classe 1986. Laureata in Lingue e Comunicazione alla Iulm di Milano e master in comunicazione presso la business school del sole 24 ore. Cresciuta a pane e politica, è grazie ai libri di Oriana Fallaci che esplode la sua passione giornalistica. Ha iniziato la carriera televisiva presso la televisione americana Class Cnbc come inviata politica. Arrivata a La7 lavora prima per la trasmissione In Onda poi per PiazzaPulita, collabora con Il Fatto Quotidiano e l'Inkiesta. Nel 2017 ha vinto il premio Giancarlo Siani con un'inchiesta sul traffico illecito di rifiuti a Roma, nel 2019 il Premio Maurizio Rampino con un'inchiesta sulla criminalità ad Afragola. Insieme ad altri colleghi ha scritto il libro "Italia sotto inchiesta" pubblicato da Meltemi. Il mio motto? "Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla".

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