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L’opinione di Giuseppe Gaetano

Conte sembra un Cristo nel deserto, tentato dai richiami dei diavoli governatori

Nonostante le pressioni della Regioni, Giuseppe Conte conferma ulteriori restrizioni per evitare gli assembramenti durante le festività natalizie. Ma con 993 morti c’è davvero tutta questa voglia di brindare in giro?

Conte dialogo Forza Italia
Conte dialogo Forza Italia

Uno svita-avvita di un mese. Poi dalla seconda metà di gennaio, con le prime dosi di vaccino che inizieranno a circolare, la prospettiva di un lento ritorno alla normalità. Si, si potrà chiamare così se si vaccinerà almeno la metà degli italiani – 30/40 milioni su 60 – raggiungendo così quell’immunità di massa che archivierà il Covid-19 tra le pandemie superate dall’umanità.

Forse già dal prossimo autunno.

Un acrobatico apri-chiudi-riapri nazionale, diviso in 3 “fasi” nell’arco di 30 giorni. Semaforo giallo nazionale fino al weekend del 20 dicembre: una penisola monocromatica in cui le zone ancora rosse e arancioni godranno comunque di maggiori concessioni. Quindi un rosso di fatto, in quelle tre settimane scarse che rappresentano il periodo “caldo” delle feste, in cui chi non è riuscito a partire prima dovrà rinunciare anche al ritorno a casa da genitori e nonni anziani.

Con un’ulteriore stretta a livello comunale nelle giornate clou del 25, 26 e 1 gennaio. Infine dal 7 – se i bollettini diranno che abbiamo fatto i bravi – il terzo, graduale, giro inverso al rubinetto. Nella direzione di una progressiva, meritata riconquista della libertà. Con l’aiuto dei sieri.

Ma da giorni chi sperava in un allentamento della morsa, a cavallo dell’anno nuovo, s’era abituato all’esatto contrario: sarà invece proprio quello – da lunedì 21 dicembre alla Befana – il periodo con le maggiori restrizioni a circolazione e assembramenti.

Stupisce quindi come la lunga giornata del 3 dicembre sia cominciata, già di buon’ora, con i governatori che si sono rovesciati il caffè addosso apprendendo dai siti del furtivo blitz notturno di Mattarella, che ha siglato il dl spostamenti mentre dormivano beati.

Eppure avevamo letto e riletto su ogni media dello stop ai movimenti durante le festività. Non sono bastate decine di riunioni e videocall quotidiane tra governo, regioni e scienziati a evitare che critiche e malumori precedessero per tutto il giorno il discorso di Conte.

E che lo seguano nei prossimi.

Il premier pare un Cristo nel deserto, tentato dai richiami dei diavoli governatori: a Nord lo invitano a sbloccare gli impianti da neve, a Sud lo invogliano ad approvare il “patentino” immunitario. Ma alla fine non faranno eccezione neanche le scuole secondarie: alla fine il rientro in classe è rinviato a dopo l’Epifania. “Volevamo essere consultati” lamentano gli amministratori, appropriandosi del tormentone del centrodestra. Ma cos’altro hanno fatto Cts e Ministero della Salute in queste settimane?

Deroghe ed eccezioni locali, già annunciate da alcuni di loro, stanno riducendo la mappa dei colori a un morbillo di macchioline cromatiche con svariate sfumature di giallorosso, da diventare daltonici. Possibile non si fosse trovato ancora un minimo comun accordo tra gli intervenuti ai vari tavoli? Il testo sembra scontentare tutti su tutto. Bisognava discutere ancora e perdere altro tempo, invece di mettere immediatamente nero su bianco il piano di Natale e dare il tempo ai cittadini di regolarsi di conseguenza?

Al centrodestra c’hanno provato a coinvolgerlo, ma a Salvini e Meloni è rimasto ormai solo l’argomento immigrazione. Va tutto male, a priori: se si chiudono i centri commerciali, andavano aperti; se si toglie il coprifuoco, andava lasciato; se aspettiamo sui vaccini, andavano fatti adesso; se si uniforma, bisognava differenziare.

Stringere i denti e rinunciare per una volta alla convivialità natalizia, in questo rush finale verso il sospirato risveglio da un incubo che patiamo da ormai quasi un anno. Questo prevede il 20esimo Decreto anti Coronavirus emanato da Conte dal primo della serie, il 23 febbraio. Una media di due al mese (qui tutti i DPCM del Governo Conte). Quanti pensavano, allora, che a inizio 2021 saremmo stati ancora con la mascherina in faccia e il gel in tasca, lontani da bar, pub e ristoranti, privati di sport, gite e soprattutto fiere, mercatini, discoteche, teatri, cinema, hotel e piste da sci che aspettano la settimana bianca per 12 mesi? Incontrando un manciata di affetti stretti, probabilmente gli stessi con cui abbiamo passato gran parte dell’anno. È andata così, in tutto il mondo. Tardi per fare i capricci.

I dati migliorano e inaspriamo le misure? Certo sembra contraddittorio ma, per usare una di quelle metafore calcistiche che si sposano sempre bene con la politica, è sull’1-0 che tocca insistere: non chiudersi in difesa, accontentandosi del piccolo vantaggio e rilassandosi con la melina; bensì andare avanti, affondare sul pedale per segnare un altro gol e mettere al sicuro il risultato. La tattica vista in campo da ottobre per contenere l’avversario sta funzionando, troppo rischioso cambiare gioco nell’intervallo. E squadra che vince non si cambia: pur colto in contropiede da una distrazione, che ha riportato l’infezione in partita, l’esecutivo ha saputo di nuovo riprendersi.

Rimpasti e sostituzioni, allo stato, non cambierebbero la sostanza dell’unica strategia efficace in attesa delle vaccinazioni: indossare la mascherina, lavarsi le mani e stare a casa il più possibile. Positivi, ricoveri e indici Rt caleranno pure, ma i 993 morti registrati giovedì 3 dicembre sono un record sconosciuto perfino in fase 1, ferma ai 969 decessi del 27 marzo scorso. È stato contagiato un italiano ogni 36: c’è davvero tutta questa voglia di brindare in giro? È almeno da ottobre che ministri e virologi ci stanno preparando psicologicamente a un Natale diverso: non riusciamo proprio a fare un ultimo sforzo, ora che la luce in fondo al tunnel non è più un miraggio? Meglio pensare fin d’ora al dopo, all’anno nuovo. Alla vita che deve ricominciare, ai soldi da far arrivare dall’Ue e all’economia che deve ripartire subito, già a febbraio, trovando la strada in discesa, sgombra dall’infezione e dagli strascichi delle polemiche di Capodanno.

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