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Crisi di Governo, Giuseppe Conte ammette: “Non ne esco vivo”

Voci dal Quirinale definiscono il presidente Sergio Mattarella "irritato" e "preoccupato" per la prossima possibile crisi

Giuseppe Conte
Giuseppe Conte

Giuseppe Conte è veramente preoccupato, questa la voce che filtra insistente fuori dai palazzi della politica e che vede la crisi di Governo ormai alle porte. A spaventare il Premier c’è il solito leader di Italia viva Matteo Renzi, che continua a dire che Conte “deve dimettersi”.

Solo un passo indietro del premier in merito alla gestione sui fondi europei potrebbe aprire la strada a un Conte Ter. Questo solo comunque con un ampio rimpasto e nuovi equilibri nella maggioranza.

Perfino il Pd non si fida troppo di Renzi. Inoltre, altre voci, provenienti questa volta dal Quirinale, definiscono il presidente della Repubblica Sergio Mattarella “irritato” e “preoccupato” per la situazione.

Crisi di Governo, Giuseppe Conte

“Non ne esco vivo”, avrebbe detto Conte a persone a lui vicine, come riportato dal quotidiano Libero.

Renzi, infatti, ha promesso che, se il Premier Conte non farà marcia indietro sul Recovery e non avrà fatto ammenda degli errori commessi, potrebbe negargli il sostegno in Aula. “Non si parla né di poltrone, né di rimpasti. Si parla di come utilizzare i fondi più ingenti della storia del Paese per farci crescere, per diminuire la disoccupazione, per far rifiorire le aziende, per dare speranze ai nostri ragazzi – dice il leader di Italia viva -.

E per migliorare la nostra sanità, a partire dal Mes”.

Sulla questione è intervenuto anche Dario Franceschini. “Allora, se si aprisse la crisi, tanto varrebbe andare a votare. Conte contro Salvini e ce la giochiamo“. “Siamo in una nuova fase: dall’emergenza occorre passare alla ricostruzione. Per fare questo occorre un rilancio, una ripartenza. Non bisogna nasconderlo questa esigenza è avvertita da tutti. Dal Pd, dai 5 Stelle, da Italia viva, da Leu e, sono convinto, anche dal presidente Conte – conclude Franceschini -. D’altra parte essa era al centro dell’incontro del 5 novembre tra il premier e i segretari dei partiti della maggioranza”.

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