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Laura Scalfi, dirigente Istituto Veronesi: “La scuola viene dimenticata”

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Nell'intervista esclusiva Laura Scalfi, dg dell'ente Veronesi e del Liceo Steam International, ha parlato delle attuali difficoltà della scuola.

Laura Scalfi scuola
Laura Scalfi scuola

Lunedì 11 gennaio c’è stato l’attesissimo ritorno in aula, con il 50% di studenti in presenza, in Valle d’Aosta, Toscana e Abruzzo. Gli altri governatori di Regione preferiscono aspettare e alcuni sarebbero intenzioni a tenere chiuse le scuole superiori fino a inizi febbraio.

La mancata ripartenza ha generato numerose proteste da parte degli studenti e dei professori. Intanto la Cisl ha invitato il Governo a pianificare al più presto un piano vaccinale per il personale scolastico, in modo che tutti gli alunni possano tornare sui banchi di scuola il prima possibile. Nell’intervista esclusiva Laura Scalfi, direttore generale dell’ente Veronesi di Rovereto e del Liceo Steam International, ha parlato delle difficoltà a cui la scuola sta andando incontro, dei mancati provvedimenti a tutela degli studenti e dell’istruzione e ha proposto nuove iniziative per garantire la ripresa scolastica.

In una nota di pochi giorni prima, aveva dichiarato: “Le singole scuole utilizzino la legge sull’autonomia e dimostrino con i fatti che si può garantire il diritto all’istruzione. Dimostrino la loro capacità organizzativa, nonostante questo Governo e una ministra totalmente scollegata dalla realtà. Nel Dna della scuola c’è il gene dell’innovazione, della capacità di prendersi la responsabilità verso i nostri giovani. Serve uno scatto d’orgoglio che vada oltre i corporativismi.

È ora di dimostrare che al centro delle politiche scolastiche ci sono gli studenti e che non si risponde ad altre logiche se non a quelle della ricerca del loro benessere psicofisico e culturale. Facciamolo”.

Laura Scalfi, la scuola tra dubbi e incertezze

La scuola costituisce un problema ancora molto vivo e dibattuto. Un tema caldo e molto discusso. Mancano garanzie per gli insegnanti, ma anche per gli alunni e le rispettive famiglie. Mancano risposte e provvedimenti concreti per permettere agli studenti di tornare in aula in condizioni di massima sicurezza. Laura Scalfi, parlando dei problemi della scuola e delle misure adottate finora dall’esecutivo, ha commentato: Ci sono stati tanti errori e si sarebbe potuto fare di più. A partire dalla comunicazione: una comunicazione di tipo istituzionale non può ridursi il giorno dell’Epifania, quando le scuole erano in attesa della comunicazione ufficiale. Si ha l’idea che il Governo sia più orientato a politiche di marketing e comunicazione, disinteressandosi delle risposte che le scuole necessitano, permettendo agli istituti di funzionare. È questa la prima lamentela emersa dagli studenti e dalle famiglie, ma anche dal corpo docenti”.

Poi ha parlato della sua scuola, il Liceo Steam International. La nostra scuola non si è mai fermata. Ciò ha significato ritrovarsi a scuola anche il sabato e la domenica per organizzare l’attività per il lunedì. Questo non è rispettoso nei confronti di chi lavora”.

“Da aprile, dopo il primo mese in cui la pandemia ha colpito in maniera drammatica e inaspettata, la sensazione era di essere fermi. Ci sono stati otto mesi per riorganizzarsi, eppure nulla di concreto è stato fatto. Già lo scorso aprile sottolineavo la necessità di riadattare i trasporti e pensare a misure preventive, che mettessero le scuole in sicurezza. In caso contrario, già dicevo che le scuole non avrebbero potuto riaprire, soprattutto qualora ci fosse stata una nuova ondata. Aprile, maggio, giugno e poi tutta l’estate ci siamo cullati all’idea di “averla scampata”. Gli esperti avevano avvertito che ci sarebbe stata una seconda ondata, di fronte alla quale siamo arrivati impreparati”, ha tenuto a sottolineare.

Quindi ha precisato: “Davanti alla richiesta di tamponare i ragazzi, abbiamo ricevuto risposta negativa. Ma la mia scuola lo ha fatto: abbiamo individuato subito alcuni studenti positivi. Un’azione di testing costante permette di individuare e isolare i casi”.

La Dad: problemi e proposte

Sono ancora moltissimi gli studenti italiani che frequentano le lezioni solo tramite didattica a distanza, che per la Azzolina ora non funziona più. A tal proposito, Laura Scalfi ha commentato: “Forse il ministro dell’Istruzione ha scambiato la vera Dad per una videolezione che sostituisce la presenza a scuola. Didattica a distanza significa formare le competenze per organizzare una lezione in maniera diversa, affinché gli studenti possano fruire dei materiali anche senza essere vicini. In Europa, l’Italia è davanti solo alla Romania per competenze digitali: nella gestione emergenziale, sarebbe stato opportuno una formazione seria. In un Paese che ha la percentuale di dispersione scolastica tra le più alte d’Europa, la Dad non può che accentuare il problema. Chi era a rischio dispersione si è disperso. Per gli studenti più fragili la presenza sarebbe dovuta essere garantita. Chi lo ha fatto ha evitato la dispersione”.

Il tema scuola è stato affrontato con le sedie a rotelle e misure simili. Chiedo con forza che vengano presi provvedimenti che servano davvero. Non servivano le sedie. Serve aiutare le situazioni più drammatiche. Per esempio, garantire la connessione agli studenti che non la possiedono. In Calabria e Basilicata, il 40% degli alunni non ha potuto usufruire della Dad. Significa che sono tanti i giovani ad aver perso competenze. Troppi per un Paese civile. Abbiamo un digitale e un servizio pubblico che si sarebbero potuti sfruttare per raggiungere anche questi studenti. Pare non sia stato fatto niente di strutturale: sono state lanciate idee e spot, senza però mettersi al lavoro concretamente”, ha sottolineato.

Le proposte per la scuola

Sia nella formazione professionale sia al Liceo Steam International usano un approccio incentrato sul Design Thinking, puntando molto sui laboratori. “Un modo diverso per portare gli studenti a scuola. I nostri ragazzi svolgono attività di problem solving, sia nelle discipline umanistiche sia in quelle scientifiche”. Laura Scalfi ha descritto anche le misure messe in atto dalla sua scuola per garantire la ripartenza. “Abbiamo portato avanti un grande lavoro di presidio con le famiglie. Abbiamo testato gli studenti subito dopo le vacanze di Natale, individuando così 11 ragazzi positivi, che il 7 gennaio non sono rientrati in aula. L’estate è stata impiegata per la riorganizzazione delle classi, anche grazie all’importante apporto offerto dalla nostra Provincia autonoma”, ha spiegato.

Quindi ha sottolineato: “Si è trattato di un grande sforzo economico, ma alla base c’era una richiesta forte portata avanti con compattezza dalla rete di dirigenti scolastici. Nessuno di noi si è voluto sottrarre alla responsabilità di tenere aperte le scuole. La nostra pressione ha avuto ripercussioni sulla politica, che ha posto attenzione al problema. Abbiamo chiesto concretezza agli hashtag che vanno tanto di moda in tutta Italia”.

Sulle modalità di lezione, ha fatto sapere: “Sul piano della didattica abbiamo portato avanti un intenso lavoro di formazione, che permettesse agli insegnanti, anche i più “vintage”, di fare tesoro delle nuove conoscenze tecnico-digitali per rimodulare la loro didattica anche in una situazione normale. Abbiamo creato modalità integrata sincrona e asincrona, videolezioni e strutturato la piattaforma Blackboard, cosicché gli alunni disponessero di materiali e video fruibili, aiutando anche eventuali assenti. Per esempio, alcuni nostri studenti che sono sportivi professionisti, gareggiando anche a livello europeo”.

“A tali provvedimenti, abbiamo garantito l’alternanza affinché gli alunni potessero vedere i propri insegnanti ogni settimana. L’attività integrata funziona, anche se ovviamente vorremmo una scuola interamente in presenza. Ci tengo a ringraziare tutti i docenti, che si sono sempre resi disponibili. Persino d’estate: non abbiamo fatto ferie, eccetto Ferragosto. A luglio abbiamo fatto corsi intensivi di formazione. Nessuno si è nascosto dietro le 10 ore massimo di insegnamento”, ha aggiunto.

Laura Scalfi scuola

La critica al Governo

Laura Scalfi ha poi fatto sapere: “Siamo consapevoli che con l’interruzione della scuola molto si è perso: studi recenti dimostrano che questa generazione ha perso tra il 30 e 40% delle competenze rispetto ai colleghi degli anni passati. Sono d’accordo con l’idea di prolungare le lezioni per tutto il mese di giugno o fino ai primi dieci giorni di luglio”.

Infatti, ha tenuto a precisare: “Prima del diritto alle ferie, va dato agli studenti un po’ di quello che hanno perso. Partirei proprio dagli alunni e dai loro bisogno, per poi riconoscere tutti i meriti a chi lavora. Ci vorrebbe un ministro che abbia la forza e l’autorevolezza per ragione in questi termini. Eppure pare che dal Governo non ci si stia muovendo in questa direzione”.

Quindi ha ricordato: “A lungo si è sentito dire che la scuola è importante e che gli studenti avrebbero dovuto fare ritorno in aula. È una comunicazione basata su spot e hashtag, che piacciono molto ai nostri politici. Anziché limitarsi a dire “bisogna fare”, serve agire. Aumentare mezzi di trasporto e ingressi scaglionati sarebbero le prime misure da adottare, diversificando le varie città, che sono molto differenti fra loro. Ma ogni istituto dovrebbe organizzare la propria attività in maniera diversa: ogni scuola deve avere la giusta autonomia. A rotazione tutti gli studenti dovrebbero vedere gli insegnanti almeno una o due volte alla settimana”.

Il “tradimento” del Recovery Plan

Laura Scalfi ha ricordato i tagli subiti dalla scuola, dalla prima infanzia all’università. “Dalla scuola nasce la nuova classe dirigente. Abbiamo i tassi di disoccupazione giovanile tra i più alti d’Europa. Pare non ci sia un filo logico che spieghi gli investimenti fatti. Il Recovery sarebbe potuto essere un’occasione: eppure non è stato impostato per colmare i gap che sfortunatamente caratterizzano il nostro Paese”.

L’errore del Governo, secondo Laura Scalfi, è quello di “non partire dai problemi, privilegiando invece gli approcci di tipo ideologico. Bisognerebbe prima individuare le criticità per poi trovare delle soluzioni”.

“La schizofrenia, ormai cronica, a cui il governo ci ha abituati in questi mesi, lascia pochi dubbi sui rischi che il sistema dell’istruzione pubblica corre quando a dettare le regole, o a non dettarle, diventa la ragion politica priva di alcuna prospettiva sistemica”.

In una nota il direttore generale dell’ente Veronesi ha sottolineato: “Lo abbiamo visto in questi mesi, in cui si sarebbero potute organizzare mappe per il tracciamento quotidiano del contagio, test rapidi per gli istituti, incentivi all’aumento delle corse nei trasporti. Si sarebbe potuto lavorare sulla comunicazione e sulla creazione di circuiti di informazione virtuosi tra famiglie e istituti, proprio come sta facendo l’ente Veronesi con il Liceo Steam che in questi mesi è riuscito a garantire sia i tirocini sia l’attività a scuola al 75% dei propri studenti. Ma soprattutto si sarebbe potuta cogliere l’opportunità del Recovery Plan per un ripensamento funzionale del sistema scolastico italiano e per il rilancio delle politiche del lavoro cui invece viene destinato solo l’1% delle risorse: un tradimento annunciato verso i giovani, verso i sistemi di formazione e verso il futuro del nostro Paese”.

Nata a Varese, classe 1996, è laureata in Comunicazione. Collabora con Notizie.it.


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Asia Angaroni

Nata a Varese, classe 1996, è laureata in Comunicazione. Collabora con Notizie.it.

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