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L’opinione di Giulio Cavalli

Vaccini in base al Pil, la Moratti ha sdoganato l’assurda idea di molti

Non di sola Moratti muore la dignità in tempi di pandemia: si chiama capitalismo ed è l’olio che lubrifica il mondo e che schiaccia gli oppressi.

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Eccola qua la sciura Letizia Moratti, la milanesissima borghesissima ex sindachissima che ha sempre amministrato le cose pubbliche come se fossero il suo salotto, quella che divide il mondo in ricchi e poveri, in privilegiati che la politica deve continuare a preservare e in fastidiosi bisognosi di cui disfarsi per non rovinare il mobilio.

La vice presidente e assessora che non avrebbe dovuto far rimpiangere Gallera (e non era difficile, viste le sciagurate gesta del predecessore) ha partorito la fulminante idea di assegnare il vaccino prima alle regioni che producono più Pil e senza nemmeno rendersi conto della castroneria che le frullava per la testa ha preso carta e penna ed è riuscita a scriverla nero su bianco in una lettera inviata al commissario Arcuri.

Avrà pensato, la gerarca Moratti, che il soldo sia sempre un motivo valido per stabilire le priorità, del resto quella è la sua forma mentis, e che non ci fosse nulla di male nell’avere il coraggio di dire quello che, soprattutto in Lombardia, in molti hanno messo in pratica in questi mesi di pandemia in cui la chiusura delle fabbrichette della Val Seriana terrorizzavano la classe dirigente molto di più della fila di camion militari che svuotavano la bergamasca dalle vittime del virus.

In sostanza la differenza tra Letizia Moratti e gli imprenditori e i politici d’assalto sta solo nell’aver scritto quelli che molti altri pensano e non dicono, una leggerezza che si può perdonare all’ex sindaca che ingolfò il comune di Milano di super consulenze ai suoi amici degli amici, che cambiò le regole per permettere al figlio di costruirsi una Bat-caverna in città e che accusò il suo sfidante Giuliano Pisapia di un reato che non aveva mai commesso in diretta televisiva.

Letizia Moratti è così, con quella sicumera che accompagna sempre i prepotenti che si considerano impunibili, coloro che si ritengono sovversivi e riformisti perché hanno il coraggio di scoperchiare le schifezze che gli altri non hanno nemmeno il coraggio di pensare.

E chissà se vale davvero la pena ricordare ai tanti Moratti che ci sono in giro l’articolo 32 della Costituzione, quello che dice chiaramente che “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti” e che soprattutto in Lombardia viene calpestato giorno dopo giorno, da decenni, perfino sventolato, qui dove sono fieri di avere regalato un pezzo del SSN ai privati più ingordi per trasformare i pazienti in clienti, la salute in profitto e gli ospedali in un covo di lupi che inseguono il fatturato con la bava alla bocca.

Però non di sola Moratti muore la dignità in tempi di pandemia e sarebbe riduttivo e miope prendersela solo con lei. Il pensiero della Moratti lo abbiamo annusato in questi mesi nelle richieste più o meno velate di chi proponeva di curare con meno foga gli anziani perché improduttivi, chi proponeva magari di chiuderli in casa, chi se la prende con i virologi colpevoli di “terrorizzare gli italiani” e di fare scendere i consumi: è la stessa architettura di idee di chi dice che “se muore qualcuno, pazienza” ma l’importante è che non scenda il fatturato.

Nasci, cresci, fattura, spendi e crepa; e se non fatturi e se non spendi allora crepa prima perché non sei funzionale al sistema: la Costituzione non scritta che indirizza certa destra è da anni questa cosa qui, che poi ha un nome e un cognome, si chiama capitalismo ed è l’olio che lubrifica il mondo e che schiaccia gli oppressi.

C’è anche un altro piccolo particolare che varrebbe la pena sottolineare: mentre noi siamo qui a discutere delle beghe morattiane nostrane nei Paesi più poveri del mondo (lo dice l’OMS) sono state vaccinate 25 persone, 25 persone in tutto. Forse il problema è un po’ più vasto della semplice Lombardia.

Scrittore e giornalista.


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