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Covid, Liliana Segre: “Vaccinare i detenuti”

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Liliana Segre lancia un appello per vaccinare i detenuti: secondo la senatrice a vita, la popolazione carceraria è soggetta a maggiori rischi.

Appello di Liliana Segre

Segre: appello per vaccinare i detenuti. La senatrice Liliana Segre lo ha reiterato durante la celebrazione della Giornata della Memoria nella comunità di Sant’Egidio. “Torno spesso a San Vittore perché sono stata in queste celle per 40 giorni quando ero una ragazzina e so cosa significa, anche se sicuramente le carceri erano molto diverse da oggi.

Sempre per questo motivo mi sto battendo tanto affinché i detenuti vengano vaccinati subito“.

Appello di Segre per i detenuti

E dalle parole della senatrice Segre, che aveva già preso una fermissima posizione contro i no vax contro i no vax traspare una profonda empatia per una condizione umana che lei purtroppo ha conosciuto bene. Condizione su cui non ha mai smesso di rendere testimonianza, fermata solo dall’età solo dall’età “Quei detenuti furono gli unici a farci sentire persone e oggi quel gesto mi obbliga a battermi per coloro che vivono in carcere”.

Liliana Segre si era già resa promotrice di un piano vaccinale al centro del quale vi fosse la difficile condizione dei detenuti. Detenuti che, per ovvie questioni di promiscuità, sono potenzialmente più soggetti al contagio. Sua una interrogazione al presidente del Consiglio dei ministri e al ministro della Giustizia.

I numeri dei contagi in carcere

E in quel documento di sollecito Segre citava i numeri dei contagi in regime di detenzione: 1.023 persone contagiate all’interno delle carceri, per lo più asintomatiche, mentre 31 erano state ospedalizzata.

Con lei, nella battaglia, i colleghi di Palazzo Madama Loredana De Petris e Gianni Marilotti. Ai numeri sui detenuti si sommano poi quelli su agenti di polizia penitenziaria e personale amministrativo: 810 e 72.

L’obbligo morale dello Stato

E Segre aveva richiamato lo Stato ai suoi obblighi etici e di tutela dei detenuti. “Appare evidente come il carcere, nonostante le misure predisposte per il contenimento, sia uno dei luoghi con maggiore possibilità di contagio e diffusione anche all’esterno del virus. Viviamo in uno Stato che ha un preciso obbligo di garanzia nei confronti delle persone affidate alla giustizia e alla custodia dello Stato durante tutto il periodo della detenzione negli istituti di pena”.

Giampiero Casoni è nato a San Vittore del Lazio nel 1968. Dopo gli studi classici, ha intrapreso la carriera giornalistica con le alterne vicende tipiche della stampa locale e di un carattere che lui stesso definisce "refrattario alla lima". Responsabile della cronaca giudiziaria di quotidiani come Ciociaria Oggi e La Provincia e dei primi free press del territorio per oltre 15 anni, appassionato di storia e dei fenomeni malavitosi. Nei primi anni del nuovo millennio ha esordito anche come scrittore e ha iniziato a collaborare con agenzie di stampa e testate online a carattere nazionale, sempre come corrispondente di cronaca nera e giudiziaria.


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Giampiero Casoni

Giampiero Casoni è nato a San Vittore del Lazio nel 1968. Dopo gli studi classici, ha intrapreso la carriera giornalistica con le alterne vicende tipiche della stampa locale e di un carattere che lui stesso definisce "refrattario alla lima". Responsabile della cronaca giudiziaria di quotidiani come Ciociaria Oggi e La Provincia e dei primi free press del territorio per oltre 15 anni, appassionato di storia e dei fenomeni malavitosi. Nei primi anni del nuovo millennio ha esordito anche come scrittore e ha iniziato a collaborare con agenzie di stampa e testate online a carattere nazionale, sempre come corrispondente di cronaca nera e giudiziaria.

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