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Draghi cambia strategia: no dpcm ma decreti approvati in Parlamento

Draghi sembrerebbe intenzionato a dire addio allo strumento del dpcm per sostituirlo con quello dei decreti legge approvati dal Parlamento.

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Mentre il governo sta ragionando sulle misure restrittive da inserire nel prossimo provvedimento in vigore dal 6 marzo 2021, l’ipotesi è che il Premier Draghi opti per un cambio di passo rispetto al suo predecessore preferendo i decreti legge ai dpcm.

Draghi: decreti e non dpcm

Si tratta di una richiesta più volte avanzata dalle opposizioni, che ora fanno invece parte dell’esecutivo, che hanno ripetutamente attaccato la modalità di gestione della pandemia da parte di Conte. La critica maggiore riguardava proprio l’utilizzo dei dpcm, ritenuti strumenti che accentrano il potere nelle mani di una sola persona esautorando il Parlamento.

Per questo Mario Draghi sembrerebbe intenzionato ad abbandonare i Decreti del Presidente del Consiglio per intraprendere la strada dei Decreti Legge.

La differenza sostanziale risiede nel fatto che i primi, pur più veloci da emanare, dipendono esclusivamente dalla volontà del capo del governo e non hanno bisogno di essere approvati dai rappresentanti eletti nelle Camere.

I secondi invece, essendo provvedimenti collegiali e non del singolo, vengono condivisi almeno da tutta la squadra dell’esecutivo. Pur entrando in vigore subito hanno una durata di 60 giorni, dopodiché necessitano di una conversione in Parlamento dove possono essere discussi o emendati.

Un altro cambio di passo ravvisabile in Draghi è la scelta di preferire incontri one to one con i singoli leader dei partiti piuttosto che quelli collegiali. A dimostrarlo vi è stata la recente riunione con Matteo Salvini in cui il numero uno della Lega ha chiesto al Premier di accelerare sulle riaperture.

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