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Presidenza di turno del G20: la Francia
Economia

Presidenza di turno del G20: la Francia

La questione centrale in cui si è dibattuto nel G20 svoltosi a Parigi in questi giorni, è stata la definizione dei criteri comuni per misurare gli squilibri globali. Nessuno, nell’Europa continentale, nasconde che la vera questione sulla bilancia è la speculazione finanziaria che trova la sua motrice nelle piazze borsistiche britannica e statunitense.
Washington e Londra tendono a considerare il flusso di capitali, speculativi e non, attraverso Wall Street e la City, attribuendogli un potere enorme, creando un meccanismo infernale che si riversa sull’intera economia globale, difficile da intercettare e il più delle volte impossibile da controllare, perché va a sviluppare proprie regole e un proprio dinamismo che esce fuori da ogni tipo di previsione.
La Francia, padrona di casa, per conto del suo presidente, Nicolas Sarkozy, ha espresso la volontà di riformare il sistema monetario mondiale e i mercati delle materie prime entro la fine dell’anno. Si tratta di un cammino non facile, che deve necessariamente fare i conti con la esigenza di individuare un percorso condiviso e impostare regole comuni ai paesi impegnati nel G20.

Sarkozy partecipa a un delicato gioco di sponda e per tale motivo ha mandato segnali rassicuranti alle economie dei Paesi emergenti, ossia Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa.
La Francia ha garantito di non volere porre dei diktat a nessuno. «Non vogliamo – ha cosi detto il Presidente francese – danneggiare la competitività o le esportazioni, ma cercare di raggiungere un equilibrio di cui tutti possano beneficiarne».
Proprio sugli indicatori comuni, i paesi emergenti, hanno espresso forti riserve, soprattutto sulla metodologia di misurare gli squilibri finanziari. Quanto al mercato della materie prime, il Brasile si è detto contrario a qualsiasi intervento fiscale sulle transazioni di futures legati ad esse; misura che era stata ventilata da qualche Paese più avanzato per frenare l’escalation dei prezzi. In definitiva, il problema riguarda chi compra e può cadere vittima della speculazione che tende a ricavare il maggior profitto portando con sé instabilità difficile da controllare.
A giudizio del ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, il percorso per riformare il sistema finanziario internazionale è difficile ma se si cerca di sviluppare criteri comuni per stabilire come combattere le tendenze speculative e vietare le transazioni se non quello fatte solo attraverso operazioni commerciali trasparenti, «questo potrebbe già portare maggiore stabilità ai mercati».
Lo sviluppo economico, ha aggiunto Schaeuble, è condizionato dai prezzi delle materie prime, dei prodotti energetici e dei prodotti alimentari, la cui dinamica è guidata da tendenze speculative.

A questi si aggiungono fattori come la politica fiscale che deve essere adeguatamente utilizzata.
Angela Merkel, ha svolto il suo ruolo di mediazione all’interno del G20, cercando di creare quei presupposti di sviluppo stabile dell’economia globale; infatti il Ministro delle finanze Schaeuble considera necessario che i temi sollevati da Germania e Francia siano messi in agenda della presidenza francese di turno del G20.
«Sono posizioni – come ha sottolineato il ministro tedesco – che la Germania sostiene con forza. Ci vogliono poi maggiore trasparenza e più regole per i mercati delle materie prime (le cosiddette “commodities”) e per il mercato dei derivati (i “futures”) ad esse collegate, al fine di evitare che gli eccessi dei mercati finanziari non li portino ad auto – distruggersi, come è successo nel 2008».
«Quanto ai cambi – ha ricordato sempre lo stesso ministro delle finanze tedesco – la maggioranza dei Paesi del G20 crede che il valore delle monete non debba essere influenzata dalle manipolazioni artificiali dei governi».

In poche parole la Germania vuole che il valore dei cambi rifletta l’economia reale dei singoli Paesi, senza però andare ad ostacolare la concorrenza.

Una tassa sulle transazioni finanziarie

Viene alla luce una proposta di tassazione sulle transazioni finanziarie, suggerita dallo stesso Nicolas Sarkozy e il Governatore della Banca centrale francese, Christian Noyer, si è fatto portatore dell’istanza consigliata dal Presidente Francese in carica.
«Per essere efficace – ha ammonito Christian Noyer – dovrebbe essere applicata a tutti i Paesi nel mondo anche in quelli meno collaborativi». In altre parole, deve essere introdotta anche nei “paradisi fiscali”, soprattutto quelli che si trovano sotto protettorato britannico e statunitense, attraverso i quali si muovono enormi quantità di capitali in cerca di investimenti o di obiettivi contro i quali speculare. Questo al fine di evitare che i titoli di Stato dei Paesi europei più deboli da un punto di vista finanziario e con una spesa pubblica difficile da controllare possano cadere vittima della speculazione.
Resta pienamente valida ciò che ha detto Sarkozy e definendo la tassa sulle transazione finanziarie «una misura morale e utile per dissuadere la speculazione e per trovare nuove risorse per lo sviluppo», una misura, ha così proseguito il Presidente francese, che «ha grandi nemici», ma «cercheremo di convincerli».

IL FMI vede nero

Comunque quello che emerge dall’incontro di Parigi che la situazione finanziaria internazionale deve essere piuttosto grave e al limite del catastrofico se il direttore generale del Fondo monetario internazionale, il socialista francese Dominique Strauss Kahn, prossimo candidato alle presidenziali francesi del 2012, si è sentito obbligato ad affermare che, «passata questa crisi, non si potrà più andare avanti nell’ottica che quelle speculazioni con i relativi squilibri sono una caratteristica ineliminabile del sistema finanziario».

Basta, quindi, con le pratiche del passato che non sono state in grado di fronteggiare la crisi: il tracollo è dietro l’angolo.

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