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Privacy: dai social all’e-commerce è gran bufera
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Privacy: dai social all’e-commerce è gran bufera

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Una riflessione sui diritti e doveri dell'utente.

Non parliamo di netiquette, e del garbo da adoperare quando si naviga ma di vere e proprie violazioni della privacy, dell’utilizzo non autorizzato e addirittura della vendita di dati sensibili, i nostri. E quando i dati non vengono venduti capita invece che si venga privati dell’accesso all’app o al sito che li contiene.

Stiamo parlando di quello che è appena accaduto prima con Facebook e poi con Amazon.

Il social di portata globale è stato travolto dal terremoto Cambridge Analytica. Ma non accidentalmente perché se l’è cercata. In breve le informazioni private, dati sensibili appunto, di migliaia e migliaia di utenti del colosso legato a Zuckerberg sono state prese e utilizzate da una società che li ha trasformati in moneta sonante, ovvero in informazioni strategiche per campagne elettorali.

Certo, c’era una sorta di accettazione implicita da parte dell’utente nel trasmettere i propri dati quando decideva di giocare sul social, ma nessuno gli raccontava cosa ne avrebbero fatto delle informazioni a cui dava accesso. Diciamo però che i più “navigati” ed è proprio il caso di dirlo, si sono tuttavia ben guardati dal finire in trappola.

Il caso Amazon invece, ha, da un giorno all’altro, chiuso migliaia di profili, bloccando l’accesso ai relativi servizi, vedi Kindle, Prime Video, Amazon Echo, Fire Tv e via discorrendo.

Motivo: violazione delle norme di utilizzo: violazione “della policy di Amazon” e “della policy delle recensioni”. Tradotto: account falsi e soprattutto recensioni fasulle dei prodotti in vendita sul mega portale di e-commerce.

A ben vedere i due casi, FB e Amazon, c’è stata sì una immane violazione dei diritti dell’utente, ma anche tanta ingenuità da parte degli user stessi.

Diritti sì quindi, ma anche doveri. È un fatto che alcune persone a differenza di altre abbiano concesso l’accesso ai propri dati pur di giocare su FB. È un fatto ormai stranoto che molte recensioni di Amazon siano fasulle.

Ciò non significa allora che qualcuno abbia il diritto di utilizzare come meglio crede le nostre informazioni. Ma noi utenti sicuramente, visti cavilli e raggiri vari, dobbiamo stare più attenti.

Fa specie pensare come in altri settori, che maneggiano dati sensibili come i colossi sopra, ci sia un livello di controllo e regolamentazione assai maggiore. Prendiamo il gaming ad esempio. Ovvero quei portali come Starcasinò, per citare uno dei più popolari, la cui offerta spazia dalle slot on line ai casinò live. Potali di gioco come questo devono passare dei rigidi controlli per poter essere certificati e quindi classificati come legali.

Viene quindi da chiedersi come mai non si adotti la stessa politica anche in altri settori.

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