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Concorsi truccati, il paradosso del prof indagato: “Sostituirà chi l’ha raccomandato”

Pradosso all'Università di Firenze dopo lo scandalo dei concorsi truccati: un professore sostituirà colui che l'ha raccomandato.

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La storia dei concorsi truccati nelle Università sembra prendere una piega sempre peggiore. Dopo le indagini e gli arresti, un evento paradossale sconvolge ancora di più gli italiani. Sarà un professore indagato a sostituire, sul posto di lavoro in Università, colui che lo ha raccomandato.

La situazione sembra dunque prendere una piega sempre più sorprendente, dopo lo scandalo dei concorsi truccati. Il tutto era venuto a galla in seguito alle indagini della guardia di Finanza di Firenze.

Paradosso dopo i concorsi truccati

L’evento paradossale in questione sembra aver avuto luogo proprio giovedì scorso. Il tutto è accaduto all’Università di Firenze, nel dipartimento di Scienze Giuridiche. Proprio in quella data, il dipartimento si era riunito a causa della sospensione di Roberto Cordeiro Guerra, professore accusato di corruzione dalla Procura di Firenze, per via della spartizione delle abilitazioni.

L’evento sconcertante è il fatto che, a sostituire Roberto Cordeiro Guerra, arrestato e sospeso dall’incarico sarà il professore che lui aveva favorito. Insomma, sembra che sarà compito dell’indagato sostituire colui che, avendolo raccomandato, è in arresto. Certamente un evento dai toni strani e sconvolgenti, quantomai paradossale.

Accordi tra docenti

“Sistematici accordi corruttivi tra numerosi professori di diritto tributario, per rilasciare titoli secondo logiche di spartizione territoriale e di reciproci scambi di favori per soddisfare interessi personali, professionali o associativi”.

Ecco ciò che è venuto a galla in seguito alle indagini eseguite dalla Guardia di Finanza di Firenze. L’assegnazione del posto di lavoro di un docente, insomma, non avveniva per fascia di merito, bensì in base ad un accordo tra docenti, pubblici ufficiali e, addirittura, componenti di alcune commissioni nazionali, nominati direttamente dal MIUR. La regola per l’assegnazione dei posti da docenti, era dunque quella del «do ut des», ciò un semplice scambio di favori tra colleghi.

A tutto ciò si è ribellato un ricercatore. L’uomo era stato soggetto ad alcune pressioni da parte dei docenti per convincerlo a ritirarsi dal concorso. Ciò è bastato per far partire le indagini e l’inchiesta della Procura di Firenze.

La indagini

A far luce su tutto ciò è l’operazione denominata “Chiamata Alle Armi”, indagine svolta dalla GdF di Firenze. Il tutto avveniva secondo un patto stretto tra questi vari componenti, basato su un reciproco scambio di favori. I candidati erano favoriti da raccomandazioni da parte di colleghi e pubblici ufficiali. I concorsi truccati erano dunque solamente una “formalità”. Il tutto sembra aver avuto fine solo il 25 settembre. I finanzieri hanno infatti eseguito circa 150 perquisizioni domiciliari in uffici pubblici, abitazioni e studi. Il tutto si è concluso con ben 7 arresti all’Università di Firenze.Altri 22 docenti, inoltre sono stati sospesi dai loro incarichi di professori. La sospensione riguarda, inoltre, tutte le mansioni “connesse ad ogni altro incarico assegnato in ambito accademico per la durata di 12 mesi”.

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“Non rientri nel patto”

E’ proprio la frase sopra riportata a far scattare le indagini. Il tutto è avvenuto in seguito ad una denuncia da parte di un ricercatore. Il candidato in questione sarebbe stato indotto da uno dei docenti responsabili a ritirarsi dal concorso per favorire un altro candidato. Tuttavia, quest’ultimo sembrava presentare un curriculum di gran lunga inferiore. In seguito alle giuste proteste, il ricercatore si sarebbe sentito rispondere: “Non siamo sul piano del merito , ognuno ha portato i suoi”. Si tratta insomma di frasi che lasciano poco all’immaginazione e bastano certamente a far scattare delle indagini in seguito alla quale saranno eseguiti ben 150 perquisizioni e 7 arresti. “Se fai ricordo ti giochi il posto...” ecco la frase più sconvolgente in seguito alla quale il ricercatore ha deciso di sporgere denuncia.

Parla Luigi Dei

Si è espresso in proposito anche il rettore dell’Università di Firenze, Luigi Dei, che ha rilasciato le seguenti dichiarazioni. “Notizie come questa feriscono per prima la comunità universitaria e gettano un’ombra sul lavoro e sull’impegno di tanti docenti e ricercatori e, in generale, sulla stessa università italiana. Ho fiducia che la magistratura faccia al più presto luce sull’accaduto e accerti le responsabilità personali”. A parlare è anche il ministro ministro di Pubblica istruzione, dell’Università e della ricerca Valeria Fedeli. Quest’ultima ha affermato di voler andare fino in fondo alla faccenda. Stando a quanto promesso dal ministro, nel corso del mese di ottobre sarà pubblicato un codice di comportamento sull’Università. A lavorarci su è stato proprio il MIUR e, secondo le parole dell Fedeli, la bozza è pronta da luglio.

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