Profughi a Bologna ospitati da Caritas, Padre Marella e Asp - Notizie.it
Profughi a Bologna ospitati da Caritas, Padre Marella e Asp
Bologna

Profughi a Bologna ospitati da Caritas, Padre Marella e Asp


Profughi, in arrivo i primi 150 e Bologna ne accoglierà 60. Saranno ospitati in strutture della Caritas, dell’Opera pia di padre Marella e dell’Asp poveri vergognosi

Sono 57 gli stranieri che arriveranno a Bologna nei prossimi giorni, nella prima fase del piano di emergenza profughi. Già arrivati in regione i primi 30, tutti minori: una decina sono attesi a Bologna e verranno ospitati, con la collaborazione dell’Asp Irides, in strutture della provincia, con un costo tra i 60 e gli 80 euro al giorno.

Nei prossimi giorni, poi, arriveranno sotto le Due Torri i primi 150-160 dei circa 320 profughi destinati al territorio bolognese in questa prima tranche di arrivi. Di questi, come detto, 57 saranno ospitati a Bologna, dieci a Imola, cinque a San Lazzaro, quattro a San Giovanni in Persiceto, mentre negli altri Comuni (esclusi quelli sotto i 3 mila abitanti) ne arriveranno al massimo tre.

Escluso, almeno in questa fase iniziale, il ricorso a tendopoli. Gli stranieri saranno accolti in strutture già esistenti: a Bologna saranno distribuiti tra Villa Pallavicini (messa a disposizione dalla Caritas), l’Opera pia di padre Marella ed edifici dell’Asp poveri vergognosi.

Non verrà utilizzata, dunque, l’area dei Prati di Caprara: «E’ una strada che teniamo aperta, ma in questo momento non ce n’è bisogno», spiega il commissario Anna Maria Cancellieri. In generale, l’orientamento adottato anche dalla Provincia è quello di evitare di concentrare i profughi in un unico luogo, optando per una distribuzione sul territorio su base distrettuale.

È la stessa presidente Beatrice Draghetti a parlare, questa mattina alla Conferenza metropolitana, di «prospettiva di distribuzione», poiché «la concentrazione in un solo luogo non è sicuramente adeguata». Escludendo l’ipotesi di istituire tendopoli, Palazzo Malvezzi è alla ricerca di strutture dotate di servizi, mentre per quanto riguarda la ristorazione non ci si muoverà con le cucine da campo, ma ampliando le convenzioni già esistenti per la fornitura di pasti a scuole e strutture socio-sanitarie.

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