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Proposta internet gratis di Di Maio, come funziona?

Luigi Di Maio in occasione dell'Internet Day 2018 ha lanciato la proposta di mezzora di internet pagata dallo Stato ai cittadini. Si può fare?

Luigi di Maio
Luigi di Maio

Il 26 giugno 2018 si è tenuto alla Camera dei deputati l’Internet Day 2018, un incontro sul tema dell’innovazione digitale e sulle sfide che la politica deve superare per adeguarsi ai cambiamenti che la digitalizzazione sta imponendo al mercato del lavoro. L’incontro è stato organizzato da Agi – Agenzia Italia e Censis, vi hanno preso parte esponenti del Governo e rappresentanti di imprese e delle istituzioni direttamente coinvolte nell’evoluzione digitale. Nel corso del dibattito sono intervenuti anche il Presidente della Camera Roberto Fico e la ministra per la pubblica amministrazione Giulia Bongiorno. Su tutti si è fatto notare il vicepremier e ministro del lavoro Luigi Di Maio che, forse un po’ grossolanamente, ha proposto “connessione internet di almeno mezzora al giorno” per i cittadini fornita dallo Stato italiano.

Di Maio, internet “diritto primario”

Il cuore del discorso che Luigi Di Maio ha tenuto in occasione dell’Internet Day 2018 era una critica ai nuovi provvedimenti della commissione europea di contrasto alle fake news e di tutela ai diritti di copyright: “L’Europa dovrebbe puntare sulla cultura e sull’istruzione per riconoscere le fake news, e invece si preferisce puntare sulle tasse.

Il potere di decidere cosa possa essere pubblicato non può essere messo nelle loro mani. Se non è un bavaglio questo, ditemi voi cos’è”.

Ciò che però ha più colpito dell’intervento del ministro Di Maio è stata la proposta di garantire ai cittadini mezzora di internet gratuita, o meglio pagata dallo Stato italiano (con le tasse dei cittadini stessi). Tale iniziativa è in linea con i temi portati avanti dalla forza politica a cui appartiene Di Maio. Il M5s infatti, sin dalla sua nascita, ha continuato a fare proposte per rinnovare la burocrazia e l’amministrazione italiana in senso digitale.

Le parole di Di Maio

Da sempre nella forza politica da cui provengo lavoriamo affinché un giorno ci siano referendum senza quorum propositivi anche via rete e che possano diventare la normalità per i cittadini. Per far questo, anche per un’idea di cittadinanza digitale che non possiamo ulteriormente rimandare è necessario che la connessione internet diventi un diritto primario di ogni singolo cittadino.

Per questo motivo, ha annunciato il ministro del lavoro, il Governo sta lavorando “per tutelare questo diritto” e per fare in modo che lo Stato italiano fornisca “gratuitamente connessione internet di almeno mezzora al giorno a chi non può ancora permettersela”.

Secondo Di Maio quindi, la mezzora di internet pagata dallo Stato insieme al “percorso di potenziamento delle infrastrutture di rete” da realizzare tramite “investimenti nel piano banda ultralarga e 5G” sarebbero una risposta efficace al tema della “cittadinanza digitale” e al presunto diritto (non ancora confermato da nessun accordo nazionale né internazionale) alla connessione internet.

Internet pagato dallo Stato, è possibile?

L’obiettivo dell’Internet day 2018 era restituire centralità al tema della digitalizzazione del mondo del lavoro e degli apparati amministrativi. Sembra che il vicepremier Luigi Di Maio sabbia compreso la necessità che la politica affronti questo tema: “La rete è al centro del cambiamento e questo cambiamento non può più aspettare”. Tuttavia stampa e cittadini hanno sollevato numerosi dubbi sull’efficacia delle iniziative proposte dal ministro in questa direzione.

L’intervento di Di Maio all’Internet Day 2018 ha infatti sollevato critiche di due tipi principali: da un lato si contesta la realizzabilità concreta della proposta della mezzora di internet gratuita, dall’altro invece si polemizza sulla capacità del neo-ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico di portare al Governo temi (e prima o poi, si spera, anche disegni di legge) che siano effettivamente in grado di rinnovare il mercato del lavoro italiano sfruttando e adeguandosi alla tanto inneggiata innovazione digitale.

Le contestazioni sulla realizzabilità dei trenta minuti di internet pagati dallo Stato muovono dalle prospettive dei costi di mantenimento del servizio.

Lo Stato dovrebbe infatti farsi carico di un’ingente spesa per garantire poi ai suoi cittadini un servizio irrisorio: il gioco, forse, non vale la candela. Di Maio non ha però ancora presentato un disegno di legge o una proposta concreta che permetta delle valutazioni meno spannometriche.

Il mercato del lavoro alla prova della digitalizzazione

Ribaltando la prospettiva con cui osservare e analizzare la proposta di Di Maio, possono sorgere critiche di tipo metodologico. Le innovazioni da apportare nel campo della digitalizzazione, infatti, riguardano soprattutto la tutela dei diritti dei lavoratori. Nell’era dell’automatizzazione produttiva le sfide per la politica riguardano la capacità dei governi di garantire ai lavoratori salari sufficienti all’autosostentamento nonostante la progressiva e irreversibile sostituzione della forza lavoro con macchine specializzate. L’innegabile maggior produttività dei macchinari, soprattutto nei settori primario e secondario, rispetto al lavoro umano ha portato le imprese a diminuire la forza lavoro assunta. Come riuscire a a ovviare a questo problema è una delle grandi tematiche dei nostri tempi e, forse, il “governo del cambiamento”, per essere all’altezza del nome che si è dato, dovrebbe cominciare ad affrontarlo.


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