Proteste in Egitto: ripercorriamo le tappe – 4°puntata - Notizie.it
Proteste in Egitto: ripercorriamo le tappe – 4°puntata
Economia

Proteste in Egitto: ripercorriamo le tappe – 4°puntata

Cresce l’intolleranza e il pericolo Al-Qaeda diventa sempre più concreto

Il crescente clima d’intolleranza e oppressione politica, di frammentazione sociale che ha avuto luogo con l’attentato di Alessandria (1 gennaio 2011), ha reso evidente il suo clima esplosivo in tutti i suoi segmenti sociali e religiosi. La gran parte dei commentatori egiziani concorda sul fatto che è stato questo clima a far sì che l’Egitto diventasse un bersaglio alla portata dei terroristi.
Resta l’interrogativo su chi si nasconda dietro questo atto terroristico, se è stato veramente l’innesto della miccia su quello che sta accadendo in questi giorni nella patria del Nilo. Se è vero che le tensioni confessionali sono in continuo aumento in Egitto, è altrettanto vero che l’episodio di Alessandria ha aperto un capitolo del tutto nuovo nella storia di tali tensioni, le quali non erano mai sfociate in azioni terroristiche.
La scelta dell’obiettivo, la tempistica, e le modalità dell’attentato – che sono nuove per l’Egitto – hanno spinto molti analisti egiziani ed arabi a ritenere che «ambienti stranieri» abbiano voluto approfittare dell’attuale debolezza del paese e delle sue tensioni interne per colpirlo.
La dinamica dell’attentato non è stata ancora completamente chiarita, né si conosce l’identità di chi ha compiuto materialmente l’attacco.

Molti hanno fatto il nome di Al-Qaeda in Iraq come possibile responsabile, anche sulla base del fatto che lo «Stato Islamico dell’Iraq», un gruppo affiliato all’organizzazione, aveva minacciato di colpire i copti egiziani lo scorso novembre. Ma, ad oggi, non è pervenuta alcuna rivendicazione.
In ogni caso, simili ipotesi non aiutano molto a definire la vera identità dei mandanti. Al-Qaeda – da anni ormai – non è più un’organizzazione dotata di una struttura unitaria, e la stessa Al-Qaeda in Iraq è più che altro una galassia di cellule estremiste autonome che emergono e scompaiono rapidamente (e che sono eventualmente anche manipolabili da altri attori). Quel che è certo è che, se l’attentato è stato pianificato da “ambienti” esterni all’Egitto, le attuali tensioni interne al paese possono senza dubbio aver facilitato a tali ambienti il compito di reclutare affiliati a livello locale.
E’ altrettanto evidente che l’attentato di Alessandria, così come altri attacchi nei confronti di minoranze – cristiane o meno – in altri paesi arabi, sono solo il sintomo di un crisi politica e sociale ormai dilagante in tali paesi, e non un fenomeno a sé stante.

Il mix di regimi non democratici, incapaci di governare e sempre più impopolari, e di ingerenze straniere che scatenano conflitti dallo Yemen, all’Iraq, al Libano, alla Palestina, non può che portare alla progressiva disgregazione delle società arabe e a indicibili sofferenze per tutti i gruppi che le compongono – siano essi maggioritari o minoritari.
Fine 4°puntata – segue

© Riproduzione riservata

1 Commento su Proteste in Egitto: ripercorriamo le tappe – 4°puntata

  1. dove seguire le proteste da vicino:

    http://www.bonsai.tv/magazine/news/iamjan25-il-sito-che-raccoglie-le-proteste-censurate-in-egitto/

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Leggi anche