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Proteste in Egitto: ripercorriamo le tappe – 2°puntata
Economia

Proteste in Egitto: ripercorriamo le tappe – 2°puntata

LA PROFONDA CRISI DELL’EGITTO

L’attentato di Alessandria sotto certi aspetti ha rappresentato una svolta in Egitto e forse in tutto quadro Medio Orientale, un evento che per la prima volta ha esportato nel più popoloso (e, almeno storicamente, più influente) paese arabo scene tipiche dell’Iraq e del Libano.
Il fatto di per sé solleva numerosi interrogativi a cui non è stata ancora data risposta. Ma allo stesso tempo contribuisce a puntare i riflettori sulla crisi dell’Egitto, un paese che, dopo essere stato per decenni il leader del mondo arabo, ha perso da qualche anno il proprio prestigio, il proprio ruolo regionale, e la propria identità, ed è alle prese con un declino politico e sociale le conseguenze ormai sono sotto gli occhi di tutti
In vista del delicato passaggio rappresentato dal trasferimento dei poteri dal presidente Mubarak attualmente in carica ad un successore non ancora designato – passaggio che potrebbe avvenire in coincidenza con le elezioni presidenziali della prossima estate, o forse soltanto dopo la scomparsa dell’anziano presidente – il regime sta cercando di rafforzare sempre più il proprio controllo, anche in una situazione disperata come questa, sulle istituzioni per evitare che la successione al potere possa essere raggiunta da eventuali oppositori.
Le elezioni legislative svoltesi a cavallo fra novembre e dicembre, caratterizzate da brogli e irregolarità, hanno rappresentato l’occasione che il regime cercava per assicurarsi un controllo praticamente assoluto del parlamento, estromettendo di fatto dal processo politico tutti i partiti della debole e divisa opposizione.
Alla fine la crisi sociale nel paese è arrivata, caratterizzata da una povertà diffusa (nonostante la consistente crescita economica registrata dall’Egitto negli ultimi anni), da elevati tassi di disoccupazione, da un crescente divario fra ricchi e poveri, e da una progressiva disgregazione del tessuto sociale.
A giudizio di numerosi osservatori, il caso egiziano rappresenta un tipico esempio del fallimento del progetto di Stato-nazione nel mondo arabo.

In un paese in cui il regime al potere è interessato unicamente alla propria sopravvivenza mentre la maggior parte delle componenti della società è esclusa dal processo politico, ed in cui gli apparati di sicurezza vengono utilizzati essenzialmente per proteggere il regime invece che per garantire il rispetto della legalità, le istituzioni dello Stato risultano deboli e disfunzionali, e soggette ad una progressiva delegittimazione.
I diversi gruppi sociali, dal canto loro, cercano garanzie e protezioni al di fuori di tali istituzioni, e spesso le trovano nell’affiliazione religiosa: la moschea e la chiesa in molti casi erogano quei servizi che lo Stato non garantisce. Ma questa situazione a sua volta contribuisce a frammentare il tessuto sociale e ad indebolire il valore di cittadinanza e il senso di appartenenza nazionale.
La debolezza dello Stato ed il suo carattere non democratico sono dunque, a giudizio di molti, uno degli elementi chiave del progressivo inasprimento delle tensioni settarie e confessionali, in Egitto come in altri paesi del mondo arabo.

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