Proteste in Egitto: ripercorriamo le tappe - Notizie.it
Proteste in Egitto: ripercorriamo le tappe
Economia

Proteste in Egitto: ripercorriamo le tappe

Ormai è da qualche giorno che in Egitto ci sono proteste e scontri al Cairo e ad Alessandria, situazione esplosiva e con l’altissimo rischio di penetrazione del fondamentalismo islamico che va “cavalcare la tigre” del malcontento popolare.
Le recenti proteste che stanno scuotendo la Tunisia, secondo le agenzie di stampa, anche l’Egitto comincia ad essere interessato dagli effetti dell’onda d’urto.
Infatti, nelle ultime ore, ingenti proteste al Cairo e ad Alessandria,si sono trasformate in scontri violenti nelle vie principali delle città. Le proteste, a cui avrebbero partecipato oltre 40.000 persone, sarebbero state organizzate, sempre secondo le agenzie, da diversi movimenti e partiti antigovernativi.
Il principale obiettivo sarebbe il governo di Mubarak. I dimostranti starebbero invocando le dimissioni del governo in carica, chiedendo maggiore democrazia e migliori condizioni economiche, in un Paese che già da tempo sembrava dare segnali di un forte malcontento generale,un malcontento su cui ora sembrano far leva,sotto la scia tunisina, i movimenti e i partiti di opposizione.
Ripercorriamo insieme quelle tappe che hanno innescato le dinamiche politiche a cui si è arrivati oggi.
Infatti, il 2011 si è aperto tragicamente per l’Egitto.

Un attacco terroristico alla Chiesa dei Due Santi ad Alessandria ha lasciato sul terreno 20 morti e alcune decine di feriti. Dopo si sono scatenate frenetiche manifestazioni e scontri fra cristiani Copti e forze dell’ordine, confermando le forti tensioni a sfondo confessionale presenti nel paese dei faraoni. Ci sono state manifestazioni di condanna nei confronti di quanto è accaduto, di solidarietà nei confronti della comunità copta, giunte da tutte le forze politiche, dai Fratelli Musulmani, dalla moschea di al-Azhar – la più importante istituzione musulmana del paese – e dal governo.
La solidarietà è arrivata anche a livello popolare: molti musulmani egiziani si sono proposti come “scudi umani” per opporsi ulteriormente agli attacchi delle chiese cristiane da parte di militanti islamici. Molti utenti di Facebook hanno adottato il logo della croce e della mezzaluna unite, con lo slogan «una nazione per tutti».
Il governo è stato accusato da molti di essere il principale responsabile dell’aggravarsi delle tensioni confessionali all’interno del paese. Allo stesso tempo, numerosi osservatori, esponenti politici ed intellettuali egiziani hanno dichiarato che dietro questo atto terroristico, probabilmente vi sono mani estere che non hanno niente ha che fare con gli interessi egiziani, hanno sfruttato la sfinitezza della società e dello Stato per colpire il paese.
Sono state mille ipotesi sulla sigla possibile che ha fatto l’attentato, è spuntato il nome di al-Qaeda in Iraq, che lo scorso novembre aveva minacciato di compiere attacchi contro i cristiani nella regione, ed in particolare contro i copti in Egitto, altri hanno puntato il dito contro il tradizionale nemico degli arabi, Israele, e in particolare contro il suo servizio segreto, il Mossad, ritenuti avversari sempre pronti a destabilizzare con ogni mezzo i vicini paesi arabi.
Le reazioni europee, che volontariamente o involontariamente hanno enfatizzato la prospettiva di un conflitto religioso, o di uno scontro di civiltà, hanno a loro volta rafforzato presso gli egiziani e gli arabi la sensazione che l’Egitto e l’Islam – e non solo i cristiani – siano sotto attacco. In realtà, l’attacco terroristico colpisce nel profondo il tessuto arabo, e rientra in un quadro di attacchi estremistici e di conflitti che nel loro complesso hanno l’effetto di lacerare e sgretolare le società arabe in generale.
L’obiettivo è stato raggiunto: colpire il tessuto sociale di un importante paese arabo, stimolare le tensioni confessionali ed aggravare la situazione delle minoranze in Medio Oriente e offrire una rinnovata linfa vitale alla retorica dello scontro di civiltà, per altro l’Italia sta incorrendo in questa trappola grazie al Ministro degli Esteri Frattini.
A ben guardare, sia nel mondo islamico che nel mondo occidentale, viene promossa una logica di conflitto fra Occidente e Islam, e di conseguenza considerano le minoranze – o quantomeno vogliono dipingerle – come corpo estraneo al mondo islamico che sarebbe, alternativamente, vittima di quest’ultimo o (potenziale) alleato della «civiltà occidentale».
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1 Commento su Proteste in Egitto: ripercorriamo le tappe

  1. dove seguire le proteste da vicino:

    http://www.bonsai.tv/magazine/news/iamjan25-il-sito-che-raccoglie-le-proteste-censurate-in-egitto/

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