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Puglia in zona rossa, rianimatore: “In terapia intensiva c’è posto solo se muore qualcuno”

La politica parla di riaprire, ma dal lato medico-scientifico sono molto poche le certezze in merito alla buona riuscita dell'operazione.

nessun posto disponibile in puglia per la terapia intensiva

Negli ultimi giorni la politica italiana si è espressa in maniera più o meno convinta in merito alle riaperture, tra chi è favorevole e chi è contrario a rimettere in moto la macchina economica italiana.

Antonio Amendola, presidente AAROI-EMAC, Puglia, non ha dubbi in merito alla parte da sostenere: “Il rischio delle riaperture direi che non è calcolato, ma molto elevato.

Nella nostra regione abbiamo ancora una situazione di sovraccarico delle terapie intensive. Se per esempio oggi abbiamo un posto libero nei reparti di terapia intensiva, è solo perché uno dei pazienti non ce l’ha fatta e magari in reparto si è verificata una minore entrata di persone. Ma questo non ci deve trarre in inganno, perché sostanzialmente la situazione è identica a quella degli altri giorni”.

Parole che non lasciano spazio a fraintendimenti, denunciando la situazione critica in cui versa il territorio pugliese.

Puglia in Zona Rossa: situazione critica in terapia intensiva

Nel “tacco della penisola italica”, si è già superato da diverso tempo il punto limite in merito all’occupazione del reparto terapie intensive; ciononostante, la Puglia potrebbe “rischiare” di passare in zona arancione o addirittura gialla, ottenendo la possibilità di riaprire le attività finora impossibilitate ad operare causa restrizioni anti-covid.

Da qui parte la denuncia del presidente AAROI-EMAC Amendola, il quale, pur ritenendo necessarie le misure di riapertura delle attività, per un discorso puramente economico, non si tira indietro nel condannare le scarse precauzioni prese dall’attuale governo: “Le riaperture saranno possibili solo in quei paesi che hanno saputo mettere in pratica, accanto ad un periodo di lockdown ben strutturato, anche una campagna vaccinale efficiente e adeguata, prendiamo ad esempio Israele o la Gran Bretagna”.

Secondo Amendola, dunque, le riaperture rappresenterebbero un rischio per i futuri contagi, i quali non potrebbe in alcun modo essere controllati vista l’attuale situazione medica pugliese.

Spostandosi poi sul discorso vaccini, il medico italiano critica anche la gestione della campagna vaccinale messa in atto dall’amministrazione regionale: “La Regione avrebbe dovuto indirizzare la campagna vaccinale in maniera diversa, invece, dopo aver giustamente messo in sicurezza il personale sanitario ha preferito spostare la somministrazione delle dosi rimanenti verso altre categorie. In questo modo tutta la fascia degli over 70 è rimasta scoperta, e negli ultimi giorni si sono visti i risultati”.

Il monito finale del Dott. Amendola è rivolto alla riapertura delle scuole: anche quelle saranno fondamentali, ma l’impatto che questa “nuova socialità” potrebbe avere sui ragazzi in termini pandemici preoccupa non poco la comunità scientifica.

LEGGI ANCHE >>> Covid: quando si potrà ripartire grazie ai vaccini?


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